(AGENPARL) - Roma, 24 Giugno 2026 - Venti anni fa entrarono per la prima volta in Parlamento gli 'eletti all'estero'
Il battesimo della circoscrizione estero, il collegio elettorale suddiviso in quattro ripartizioni che a seguito della riforma costituzionale approvata nel 2001 avrebbe finalmente permesso il voto attivo e passivo ai milioni di italiani che vivevano fuori dall'Italia, si celebrò nella primavera italiana del 2006.
Fu un'elezione inedita, ovviamente, con un carico di aspettative enormi che si tradusse in una partecipazione al voto che non avremmo più riscontrato nelle successive elezioni. Smentendo lo stereotipo che dipingeva le nostre collettività come fortemente orientate a destra (forse a causa di una non del tutto corretta attribuzione della legge sul voto all'estero alla solitaria battaglia di Mirko Tremaglia), la notte del 10 aprile l'Italia si dovette ricredere: fu infatti proprio grazie al voto degli italiani nel mondo che la coalizione dell'Ulivo di Prodi riuscì a superare quella di centro-destra di Berlusconi.
Quella legislatura ebbe vita breve proprio a causa del suo precario equilibrio politico; l'esiguo margine di voti in Parlamento a favore del governo unitamente all'eccessiva eterogeneità di una compagine che andava dal centro moderato dell'allora Ministro della Giustizia Mastella all'estrema sinistra del Presidente della Camera Bertinotti non resse alla prova dei fatti.
Anche l'immagine degli eletti all'estero ne uscì compromessa in maniera negativa; il senatore italo-argentino Pallaro divenne improvvisamente famoso per il suo voto che di volta in volta era il risultato di spossanti mediazioni con il governo nonché delle pressioni sempre più pesanti dello stesso Berlusconi.
Quando il governo cadde, appena due anni dopo, gli appetiti di alcuni partiti e movimenti sul voto all'estero aumentarono proprio in ragione di quanto era accaduto con il governo Prodi.
Le due legislature successive trascorsero in maniera meno traumatica; nonostante il ripetersi di brogli elettorali, soprattutto in alcuni Paesi del Sudamerica, e l'arrivo in Parlamento di alcuni rappresentanti non proprio all'altezza del loro mandato (ma questo, ad onore del vero, in linea con la media del resto dei parlamentari), gli eletti all'estero svolsero tra il 2008 e il 2018 un lavoro prezioso di raccordo con le nostre collettività e in particolare con il sistema di rappresentanza, divenendo parte integrale e non più avulsa della dinamica legislativa del Parlamento.
Le elezioni del 2018 furono caratterizzate dal più grande broglio elettorale della storia repubblicana; a seguito del mio ricorso alla Giunta per le elezioni del Senato e della parallela denuncia alla Procura della Repubblica di Roma furono scoperte e annullate (caso unico e forse irripetibile) circa dodicimila schede elettorali votate dalle stesse mani e rinvenute in alcune sezioni di Buenos Aires in Argentina.
Dopo oltre tre anni e mezzo dall'inizio della legislatura il sottoscritto fu riconosciuto dall'aula del Senato come il legittimo titolare di quel seggio che fu tolto all'usurpatore (che con il suo voto aveva nel frattempo permesso ad un piccolo partito fondato in Argentina di ottenere un importante incarico con i governi di colore diverso che si succedettero in quegli anni sotto la Presidenza del Consiglio Conte).
In quella legislatura, nonostante per la prima volta la delega per gli italiani all'estero venne attribuita proprio ad un eletto all'estero, furono proprio gli italiani nel mondo ad essere maggiormente penalizzati dalla riforma costituzionale che portò alla riduzione del numero dei parlamentari; la circoscrizione estero passò così ad essere integrata non più da diciotto ma da dodici parlamentari, con una riduzione drastica del rapporto già penalizzante tra eletti ed elettori già sancito al momento dell'approvazione della relativa modifica costituzionale.
La storia di questa legislatura è, purtroppo, ben nota a tutti: poco più di un anno fa con un blitz incomprensibile oltre che ingiusto il governo Meloni-Tajani-Salvini ha cancellato in maniera scomposta e discriminatoria il diritto degli italiani nel mondo a trasmettere la cittadinanza e in questi giorni è palese il tentativo del centro-destra di mortificare e svilire il nostro diritto di voto con l'introduzione di correttivi alla circoscrizione estero che renderebbero ancora più labile il rapporto degli eletti con i loro territori di provenienza e di conseguenza meno incisiva la loro presenza in Parlamento.
Una vecchia pubblicità italiana divenne famosa per questo slogan: "Meditate gente, meditate!"; è il minimo che mi sentirei di suggerire alla riflessione dei nostri connazionali che vivono fuori dall'Italia.
