(AGENPARL) - Roma, 20 Giugno 2026 - TEHRAN – Il Consiglio Superiore per i Diritti Umani (HCHR) dell’Iran ha espresso una ferma condanna verso le recenti indiscrezioni provenienti da Washington, secondo cui il Dipartimento del Tesoro statunitense starebbe valutando l’ipotesi di utilizzare gli asset iraniani congelati per risarcire gli alleati regionali dagli “eventuali danni” causati dai recenti conflitti.
La tesi di Tehran: una minaccia alla sovranità
In una nota ufficiale diffusa sabato, l’HCHR definisce la proposta come una “violazione palese del diritto internazionale” e dei principi fondamentali che regolano i rapporti tra Stati sovrani. Il cuore della contestazione iraniana si basa sul principio della sovranità statale: secondo Tehran, nessun Paese possiede l’autorità legale per disporre unilateralmente dei beni di un’altra nazione.
Per l’organismo iraniano, questa manovra non rappresenterebbe solo un atto di coercizione economica, ma un pericoloso precedente che mina la certezza del diritto nelle relazioni internazionali.
Oltre l’economia: l’impatto umanitario
La nota del Consiglio non si limita a contestazioni di natura legale, ma sottolinea le gravi ripercussioni umanitarie di tale eventuale sequestro. L’HCHR richiama l’attenzione sui moniti lanciati in diverse sedi dalle Nazioni Unite, che hanno più volte evidenziato come le misure coercitive unilaterali e le restrizioni economiche extraterritoriali finiscano per colpire direttamente le fasce più deboli della popolazione, limitando i diritti fondamentali delle nazioni coinvolte.
Il monito dell’Iran
Tehran ha ribadito che il Paese “si riserva il diritto di perseguire la questione attraverso tutti i meccanismi legali e internazionali disponibili”. La posizione iraniana è netta: il tentativo di trasformare asset sovrani in un fondo di compensazione per terze parti è descritto come un atto estraneo allo spirito di distensione che dovrebbe seguire la sigla del recente Memorandum d’Intesa (MoU).
Un contesto teso: Questa dura reazione arriva in un momento di estrema fragilità diplomatica, dove il dibattito interno in Iran rimane diviso sull’effettiva attuazione degli impegni presi con Washington. La questione degli asset, lungi dall’essere risolta dal MoU, si conferma come il principale terreno di scontro tra la necessità di normalizzazione e la diffidenza per le mosse unilaterali della Casa Bianca.
