(AGENPARL) - Roma, 18 Giugno 2026 - Il riassetto delle forze americane in Europa è ufficiale. Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha confermato che la riduzione del contributo degli Stati Uniti al NATO Force Model è immediata. Non è un addio. Tuttavia, è un cambio di paradigma che obbliga l’Europa a una rapida assunzione di responsabilità.
Cosa sta succedendo davvero?
Dietro la diplomazia, la mossa di Washington è chiara. Gli Stati Uniti stanno rivedendo i propri impegni di pianificazione. Non si tratta di dove le truppe sono ora. Il punto è chi farà cosa in caso di crisi. Gli USA hanno ridotto la quota di assetti – aerei, rifornitori e navi – che avevano promesso di mettere a disposizione per i piani di difesa.
La motivazione, ribadita da Rutte, è precisa. Washington deve gestire più teatri operativi. Di conseguenza, non può più sostenere una dipendenza eccessiva da parte degli alleati europei.
La posizione di Rutte: il nodo dell’Articolo 5
Il Segretario Generale ha chiarito la visione dell’Alleanza su questo cambio di rotta. “Il NATO Force Model è solo uno strumento di pianificazione”, ha spiegato Rutte ai giornalisti. “Ciò che gli USA hanno annunciato è che dovevano ridurre un po’ il loro contributo al modello”.
Tuttavia, Rutte ha posto l’accento sulla sostanza della difesa collettiva. Ha voluto mandare un messaggio diretto a chi teme un disimpegno americano. “Sia molto chiaro su questo”, ha dichiarato. “In realtà, se scoppia una guerra ed emerge l’Articolo 5, tutti gli alleati, inclusi gli Stati Uniti, faranno il massimo possibile per garantire che possiamo combattere la guerra”.
Rutte ha sottolineato che, come strumento di pianificazione, l’Alleanza deve considerare il fatto che gli Stati Uniti stanno riducendo il loro contributo. È un impegno inferiore rispetto al passato. “Gli europei stanno ora compensando”, ha aggiunto, espandendo i propri eserciti. Secondo Rutte, “parte di questo è già fatto, parte è in corso”.
L’effetto domino: il ritorno alla leva?
La riduzione degli impegni USA ha rotto ogni indugio. Ora serve colmare i vuoti operativi, il cosiddetto backfilling. Di conseguenza, diversi governi europei – con il Belgio in prima fila – hanno riaperto il dibattito sul ritorno alla leva obbligatoria. L’obiettivo è potenziare rapidamente gli organici delle forze armate nazionali.
L’era della sicurezza garantita a costo zero dal contribuente americano sta finendo. La domanda che scuote i palazzi di Bruxelles non è più se l’Europa sarà difesa. La vera sfida è capire se l’Europa sarà in grado di farlo, finalmente, con i propri mezzi.
Crediti: Foto Unione Europea/CC Attibution
