(AGENPARL) - Roma, 13 Giugno 2026 - La tensione nel Corno d’Africa ha raggiunto un punto critico. Il Presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud ha lanciato un atto d’accusa formale contro Israele, definendo la mossa di Tel Aviv di riconoscere il Somaliland come “uno dei giorni più bui nella storia della Somalia”.
Le parole di Mohamud delineano una rottura diplomatica netta. Il Presidente ha confermato che Mogadishu ha resistito per anni alle pressioni di Tel Aviv, rifiutando ogni cooperazione basata su principi politici e umanitari, con particolare riferimento alla questione palestinese. Oggi, l’accusa è frontale: Israele starebbe utilizzando le spinte secessioniste del Somaliland come una “trappola” per ritagliarsi un avamposto strategico nell’Oceano Indiano, sfruttando la debolezza di un attore che cerca un riconoscimento internazionale negato da trent’anni.
La lettura del governo somalo è chiara: il riconoscimento concesso da Israele non è finalizzato a una reale legittimazione del Somaliland, ma risponde esclusivamente a un’esigenza di proiezione di potenza di Tel Aviv in un quadrante strategico, in funzione di contenimento di altre influenze regionali. Secondo Mogadishu, questo agire rischia di trascinare l’intera regione in uno stato di instabilità permanente, alimentato da interferenze che mirano a frammentare ulteriormente l’integrità territoriale somala.
Questo sviluppo si inserisce in un quadro di allineamenti sempre più rigidi. La Somalia, pur ribadendo la propria posizione di equilibrio, segna oggi una linea rossa invalicabile. La “trappola” denunciata da Mohamud evidenzia come la crisi diplomatica nel Corno d’Africa sia ormai parte integrante di una partita globale dove la diplomazia lascia sempre meno spazio a margini di mediazione. La posizione di Mogadishu conferma che il blocco regionale sta ricompattando le proprie istanze, con una narrazione che vede nella proiezione israeliana una minaccia diretta alla sovranità nazionale e alla stabilità del Mar Rosso.
Fonti: Hiiran.com
Crediti: Foto di copertina: Nicolas Landemand / European Union, 2023 / EC – Audiovisual Service.
