La vicenda relativa alla nuova regolazione dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) ha assunto, nelle ultime settimane, un rilievo significativo per il sistema ferroviario dell’Umbria, poiché introduce elementi che incidono direttamente sulla programmazione regionale, sugli investimenti già effettuati e sulla qualità dei collegamenti con Roma. La proposta di delibera ART 49/2026, attualmente in consultazione, ridefinisce infatti i criteri di accesso e priorità alle linee veloci, introducendo una soglia minima di 250 km/h per i convogli che intendono operare sulla Direttissima Roma–Firenze. Tale parametro, apparentemente tecnico, produce effetti sostanziali sui servizi regionali umbri, i cui nuovi treni – progettati e acquistati per viaggiare fino a 200 km/h – verrebbero automaticamente esclusi dalle priorità di instradamento.
(AGENPARL) - Roma, 13 Giugno 2026 - La Regione Umbria ha investito negli ultimi anni 170 milioni di euro per il rinnovo della flotta, puntando su convogli moderni, interoperabili e conformi agli standard europei per le linee veloci non-AV. L’intero piano di potenziamento dei collegamenti con Roma è stato costruito sulla possibilità di utilizzare la Direttissima, come confermato dall’Accordo Quadro sottoscritto con RFI il 13 aprile 2026, che definisce capacità, tracce e servizi programmati. La nuova soglia introdotta dall’ART, tuttavia, rischia di rendere tali investimenti non pienamente utilizzabili, poiché i treni regionali umbri non raggiungono la velocità richiesta per ottenere priorità sulla linea veloce.
Oltre alla questione della velocità, la proposta di delibera prevede ulteriori elementi critici: la riduzione della capacità prenotabile da parte delle Regioni (dal 85% al 70%), il limite del 40% per i servizi pubblici in caso di conflitto con operatori a mercato e, soprattutto, la possibilità di applicare le nuove regole anche agli Accordi Quadro già firmati, introducendo un principio di retroattività che incide sulla certezza amministrativa e sulla programmazione pluriennale dei servizi.
Secondo le valutazioni tecniche illustrate dall’assessore regionale ai Trasporti, Francesco De Rebotti, tali modifiche potrebbero comportare la retrocessione di un numero significativo di treni umbri sulla linea lenta Orte–Roma, con un aumento dei tempi di percorrenza stimato tra i 20 e i 35 minuti, un peggioramento dell’affidabilità complessiva e un impatto diretto sui pendolari, sugli studenti e sui lavoratori che quotidianamente utilizzano il servizio ferroviario. La Regione ha inoltre evidenziato come la definizione di “servizio pendolare” contenuta nella proposta ART rischi di escludere alcune relazioni interregionali, penalizzando ulteriormente il territorio.
Di fronte a tali criticità, l’Umbria ha attivato un confronto istituzionale con le altre Regioni interessate – in particolare Marche, Toscana e Lazio – al fine di elaborare una posizione comune da presentare alla Conferenza delle Regioni e al Governo. L’obiettivo condiviso è quello di garantire un equilibrio tra servizi a mercato e servizi pubblici, evitando che la nuova regolazione produca effetti distorsivi o penalizzanti per le aree interne e per i territori non serviti dall’Alta Velocità.
La questione è attualmente oggetto di approfondimento tecnico e politico. La Regione Umbria ha formalizzato le proprie osservazioni e ha richiesto un intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sottolineando la necessità di preservare la funzionalità degli investimenti già realizzati, la continuità degli Accordi Quadro e il diritto alla mobilità dei cittadini. La consultazione pubblica si concluderà entro la fine di giugno, e le istituzioni regionali attendono che le osservazioni presentate vengano recepite nella versione finale della delibera.
In sintesi, la vicenda della soglia dei 250 km/h rappresenta un passaggio cruciale per il futuro del trasporto ferroviario umbro: non si tratta soltanto di un parametro tecnico, ma di una scelta regolatoria che può incidere sulla coesione territoriale, sull’efficacia degli investimenti pubblici e sulla capacità delle Regioni di garantire servizi efficienti e competitivi. L’Umbria ha ribadito la propria posizione con fermezza istituzionale, chiedendo che la regolazione nazionale tenga conto delle esigenze dei territori e del ruolo essenziale del trasporto pubblico regionale nel sistema ferroviario italiano.