(AGENPARL) - Roma, 11 Giugno 2026 - L’organizzazione denuncia un clima di terrore: 25 associazioni sospese, decine di condanne e uso politico della magistratura. Sotto accusa anche l’UE per i fondi alla gestione migratoria.
A cinque anni dall’assunzione dei poteri straordinari da parte del presidente Kais Saied, la Tunisia ha smantellato gran parte delle sue conquiste democratiche. Il nuovo briefing di Human Rights Watch delinea una repressione sistematica che trasforma il dissenso in reato.
Il rapporto documenta l’uso strumentale di un complesso apparato normativo — che spazia dalle leggi sui passaporti del 1975 a quelle antiterrorismo e riciclaggio del 2015 — per criminalizzare l’operato di almeno 46 attivisti legati alle ONG. Tra le condanne più dure, spicca quella a otto anni di reclusione per Saadia Mosbah, attivista antirazzista, mentre altri lavoratori del settore, come quelli di Terre d’Asile Tunisie, hanno subito lunghi periodi di detenzione preventiva.
La strategia governativa ha colpito direttamente il cuore della società civile: almeno 25 associazioni, inclusi l’Associazione tunisina delle donne democratiche e il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (FTDES), sono state sospese. Indagini finanziarie a tappeto hanno paralizzato enti come I Watch e l’ufficio di Amnesty International, congelandone i conti bancari e interrompendone di fatto le attività.
Il briefing sottolinea come la magistratura, privata della sua indipendenza dopo lo smantellamento del Consiglio superiore giudiziario nel 2022, sia diventata uno strumento dell’esecutivo. La detenzione preventiva, da misura eccezionale, è divenuta la norma contro avvocati, giornalisti e critici del governo, spesso perseguitati tramite il “decreto legge 54” sulla criminalità informatica.
Infine, il rapporto denuncia la condizione dei migranti, soggetti a espulsioni collettive e violenze, e lancia un duro monito all’Unione Europea. Human Rights Watch accusa i donatori internazionali di fornire risorse alle forze di sicurezza tunisine — come previsto dal protocollo d’intesa del 2023 — senza alcuna condizione legata ai diritti umani. L’organizzazione esorta la comunità internazionale a condizionare urgentemente ogni cooperazione al rilascio immediato dei detenuti politici e alla fine delle molestie giudiziarie contro la società civile.
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