(AGENPARL) - Roma, 11 Giugno 2026 - La posizione ufficiale di Teheran: la crisi nel Golfo non è tecnica ma politica. L’Iran condiziona la riapertura dello stretto al disimpegno militare di Washington.
Arriva da Teheran un segnale netto sulla crisi nel Golfo. Con una nota ufficiale, l’analista Mohsen Pakaein ha chiarito che il blocco dello Stretto di Hormuz non sarà rimosso finché non verrà eliminata quella che l’Iran definisce la causa principale dell’instabilità: la presenza militare statunitense nella regione.
La posizione iraniana è esplicita: il blocco non è un atto gratuito, ma una misura di “deterrenza” adottata dopo la violazione della sovranità territoriale a seguito dell’episodio dell’elicottero Apache del CENTCOM. Teheran respinge le accuse di destabilizzazione, ribaltando la responsabilità su Washington.
Le dichiarazioni di Pakaein confermano che lo Stretto di Hormuz è diventato il vero tavolo negoziale del conflitto. L’Iran non arretra, legando la riapertura dei flussi energetici a un disimpegno militare americano che, allo stato attuale, resta l’unica condizione posta per normalizzare il traffico navale.
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