(AGENPARL) - Roma, 10 Giugno 2026 - Tra il 2023 e il 2024, i cittadini nigeriani hanno investito oltre 50 miliardi di Naira per le domande di visto verso gli Stati Uniti. Un dato macroeconomico che emerge in controtendenza rispetto a un drastico calo delle approvazioni, alimentato da una linea politica di Washington sempre più orientata a un controllo capillare sui flussi in entrata.
L’analisi dei dati: investimenti alti, risultati in calo
Secondo il recente rapporto di Intelpoint, che analizza i flussi del Dipartimento di Stato americano, nell’ultimo biennio sono stati 201.200 i visti di non immigranti rilasciati ai cittadini nigeriani. Con una tassa d’iscrizione standard di 185 dollari, l’esborso complessivo stimato è di circa 37,2 milioni di dollari, pari a oltre 50,7 miliardi di Naira calcolati su un tasso di cambio di 1.360 N/$.
Il contrasto è evidente se si osserva il trend annuale: le emissioni sono scese da 113.900 nel 2023 a 87.300 nel 2024, registrando un calo del 23%. I visti B1/B2 per affari e turismo rappresentano ancora il cuore del mercato, coprendo l’83% delle approvazioni, mentre la quota di studenti (F1) e visitatori di scambio (J1) resta marginale.
La stretta diplomatica e i nuovi obblighi
La flessione nelle concessioni coincide con l’inasprimento dei requisiti post-gennaio 2025. Le nuove disposizioni hanno introdotto limiti stringenti: dal luglio 2025, la maggior parte dei visti è limitata a permessi di ingresso singolo validi per soli tre mesi. Parallelamente, è diventato obbligatorio per i richiedenti rivelare tutti i profili social utilizzati negli ultimi cinque anni sul modulo DS-160, sotto pena di ineleggibilità. Dal 1° gennaio 2026, la missione statunitense ha ulteriormente esteso le limitazioni di viaggio, rendendo il percorso burocratico estremamente complesso.
La cultura del viaggio contro la burocrazia
Nonostante le difficoltà, la propensione al viaggio dei nigeriani resta elevata. Susan Akporiaye, ex presidente della National Association of Nigeria Travel Agencies (NANTA), respinge l’idea che il fenomeno sia puramente economico. “I nigeriani sono viaggiatori nati, siamo i cinesi dell’Africa”, ha affermato, sottolineando come la maggior parte dei viaggiatori faccia ritorno a casa dopo il periodo di permanenza all’estero.
Tuttavia, il clima di incertezza sta creando un cambiamento nelle abitudini. Maureen Chimaobi, dirigente di Travel and Tours Limited, conferma che ottenere un visto USA è diventata un’impresa titanica, specialmente per chi viaggia per la prima volta. “Pagare la tassa e affrontare il colloquio non garantisce più l’esito positivo”, spiega. Questa imprevedibilità sta spingendo sempre più richiedenti a esplorare mercati alternativi, con il Regno Unito e i paesi dell’area Schengen che restano, pur tra crescenti difficoltà, destinazioni percepite come più accessibili e con probabilità di successo più alte rispetto alla rotta verso Washington.
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