(AGENPARL) - Roma, 10 Giugno 2026 - Il confronto tra Washington e Teheran entra in una nuova fase critica. Dopo l’abbattimento di un elicottero Apache dell’esercito statunitense avvenuto lunedì sera sullo Stretto di Hormuz, si è innescata una rapida sequenza di operazioni militari che ha coinvolto diverse nazioni della regione.
Il punto di vista di Washington: l’operazione del CENTCOM Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha ufficializzato, nelle prime ore di mercoledì 10 giugno, di aver completato sotto la direzione del Comandante in Capo una serie di attacchi definiti come “di autodifesa”.
Secondo il rapporto del Pentagono, l’operazione ha avuto come obiettivo primario l’infrastruttura di difesa iraniana. Sono stati colpiti con munizioni di precisione:
- Sistemi di difesa aerea integrati.
- Stazioni di controllo di terra responsabili del monitoraggio del traffico nello Stretto.
- Siti radar di sorveglianza situati in prossimità della costa iraniana.
Il comando USA motiva l’azione come una risposta proporzionale necessaria a tutelare la sicurezza delle navi commerciali internazionali e del personale militare di stanza nel Golfo.
La risposta di Teheran: il richiamo all’autodifesa La reazione iraniana, coordinata dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e supportata dal Ministero degli Esteri, non si è limitata alla protesta diplomatica. Teheran ha rivendicato azioni mirate contro quelle che definisce “origini degli attacchi”, colpendo:
- La Quinta Flotta della Marina USA con base in Bahrain.
- La base aerea di Ali Al Salem in Kuwait.
Nella nota ufficiale, il Ministero degli Esteri iraniano contesta duramente le operazioni americane, inquadrandole come una violazione dell’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite, che proibisce l’uso della forza nelle relazioni internazionali.
Il peso del coinvolgimento regionale Il dato politico più significativo di questa giornata è il coinvolgimento diretto di paesi terzi. Teheran ha inviato un avvertimento formale ai governi della riva meridionale del Golfo Persico. Il messaggio è inequivocabile: i paesi ospitanti le infrastrutture militari utilizzate dagli Stati Uniti per pianificare o eseguire operazioni contro l’Iran vengono considerati responsabili.
Questa posizione sposta l’asse del conflitto, trasformando il Bahrain e il Kuwait da semplici alleati di Washington a possibili obiettivi delle manovre iraniane.
Il ruolo delle Nazioni Unite Il governo iraniano ha già formalizzato una richiesta di intervento urgente presso il Segretario Generale dell’ONU e il Consiglio di Sicurezza. La richiesta chiede di porre fine a quella che Teheran descrive come la “natura criminale” delle operazioni condotte dall’amministrazione statunitense.
La situazione, data la natura degli asset colpiti e la vicinanza geografica delle basi, rimane ad alto rischio. I canali diplomatici sono al momento in stallo, mentre i comandi militari restano in assetto di massima allerta.
https://en.mehrnews.com/news/245221/Iran-s-Foreign-Ministry-issues-statement-after-US-aggression
https://tass.com/world/2144757
