(AGENPARL) - Roma, 9 Giugno 2026 - L’ambasciatore Asim Iftikhar Ahmad denuncia al Consiglio di Sicurezza il ritorno di basi terroristiche sotto il regime di Kabul e avverte: “Pronti all’autodifesa”. Nel mirino anche la “guerra per procura” dell’India.
Il Pakistan ha lanciato un avvertimento durissimo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Islamabad non tollererà più l’impunità con cui gruppi terroristici, in particolare il Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) e l’Esercito di Liberazione del Belucistan (BLA), operano dal suolo afghano.
Durante un dibattito sulla situazione in Afghanistan, il rappresentante permanente del Pakistan all’ONU, l’ambasciatore Asim Iftikhar Ahmad, ha delineato uno scenario di crisi che va oltre la destabilizzazione locale, parlando di un “aumento esponenziale” degli attacchi che minacciano direttamente la sovranità pakistana.
La rottura con Kabul: complicità e ideologia
Il cuore della denuncia pakistana è la gestione talebana del Paese. Secondo l’ambasciatore, il regime di Kabul ha scelto il “pericoloso percorso della complicità”, fornendo rifugi sicuri alle milizie e rifiutandosi di denunciare pubblicamente gruppi che insanguinano il confine. Islamabad definisce lo stile di governo dei talebani come “spericolato”, basato su ideologie di repressione che hanno isolato l’Afghanistan dal resto del mondo, impedendo una vera integrazione economica.
L’ombra dell’India e la “guerra per procura”
Il passaggio più critico del discorso di Ahmad riguarda l’accusa, neanche troppo velata, verso l’India. Islamabad ha definito il governo di New Delhi uno “spoiler storico” e un “istigatore del caos”, accusandolo di condurre una guerra per procura contro il Pakistan utilizzando il territorio afghano come base operativa. Questa dichiarazione segna un nuovo picco di tensione nel già complicato asse tra le due potenze nucleari.
Il diritto all’autodifesa
“Non staremo inattivi mentre soffriamo di atti terroristici”, ha dichiarato Ahmad, riaffermando la determinazione di Islamabad a rispondere in autodifesa. Sebbene il Pakistan ribadisca di voler agire nel pieno rispetto del diritto internazionale e del diritto umanitario (IHL), il messaggio inviato è inequivocabile: la “finestra per la correzione della rotta” a Kabul si sta chiudendo.
La crisi umanitaria: un disastro in divenire
Il quadro delineato dall’ONU conferma la gravità della situazione: quasi 4,7 milioni di persone in Afghanistan sono a rischio di grave insicurezza alimentare. A questo si aggiunge l’allarme per l’apartheid di genere: oltre 230 decreti emanati dai talebani dal 2021 hanno di fatto cancellato i diritti fondamentali di donne e ragazze. Il Pakistan, che ospita milioni di rifugiati, avverte però che non può farsi carico indefinitamente delle conseguenze dei fallimenti altrui
