(AGENPARL) - Roma, 9 Giugno 2026 - Nella nuova Politica Agricola Comune, l’innovazione non è più un accessorio, ma una struttura portante. Il Regolamento (UE) 2021/2115, che ridisegna la PAC 2023–2027, introduce un concetto destinato a incidere profondamente sul modo in cui gli agricoltori europei accedono alla conoscenza: l’AKIS, il Sistema della Conoscenza e dell’Innovazione in Agricoltura.
Dietro questa sigla tecnica si nasconde una delle trasformazioni più ambiziose della politica agricola europea: creare una rete integrata che colleghi ricerca, consulenza, formazione, imprese e istituzioni, superando la frammentazione storica dei servizi di supporto al settore primario.
L’articolo 3 del Regolamento definisce l’AKIS come la “combinazione di flussi organizzativi e di conoscenze tra persone, organizzazioni e istituzioni che utilizzano e producono conoscenza nel settore dell’agricoltura”. Una definizione che, tradotta in pratica, significa costruire un ecosistema in cui università, centri di ricerca, enti pubblici, consulenti, imprese agricole, startup e amministrazioni regionali dialogano e collaborano in modo strutturato.
Il legislatore europeo ha scelto di fare dell’AKIS un pilastro trasversale della PAC: non una misura isolata, ma un principio che deve attraversare pagamenti diretti, sviluppo rurale, ecoschemi e interventi settoriali. L’obiettivo è chiaro: accelerare la diffusione dell’innovazione, ridurre il divario digitale, sostenere la transizione ecologica e rendere più competitivo un settore che, in molte aree d’Europa, fatica a tenere il passo con i cambiamenti tecnologici e climatici.
Il Regolamento (UE) 2021/2115 impone agli Stati membri di integrare i propri sistemi di consulenza agricola, spesso frammentati tra livelli regionali e nazionali, in un’unica architettura coordinata. Ogni agricoltore deve poter accedere a servizi di consulenza qualificati, aggiornati e coerenti con gli obiettivi della PAC: dalla gestione sostenibile del suolo alle tecniche di agricoltura di precisione, dalla digitalizzazione aziendale alla riduzione degli input chimici.
L’AKIS non è solo trasferimento di conoscenze dall’alto verso il basso. È un sistema “a doppio flusso”: ciò che si sperimenta nei campi deve tornare ai ricercatori, alimentando un ciclo continuo di innovazione. Per questo il regolamento rafforza strumenti come i Gruppi Operativi del PEI-AGRI, i progetti pilota, le reti di innovazione e le piattaforme di scambio tra agricoltori.
In un settore che affronta sfide complesse – cambiamento climatico, volatilità dei mercati, ricambio generazionale, sostenibilità economica e ambientale – l’AKIS diventa un’infrastruttura strategica. Non si tratta solo di trasferire tecnologie, ma di costruire capacità, competenze e consapevolezza.
Per i giovani agricoltori, in particolare, rappresenta un punto di svolta: formazione, consulenza e innovazione diventano parte integrante del sostegno pubblico, in coerenza con l’articolo 6 del Regolamento, che inserisce il ricambio generazionale tra gli obiettivi specifici della PAC.
L’AKIS è anche un tassello fondamentale per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo, delle strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030, che richiedono un profondo cambiamento nei modelli produttivi. Senza un sistema di conoscenza efficiente, la transizione ecologica rischierebbe di restare un esercizio teorico.
In definitiva, l’AKIS è la risposta dell’Unione europea a un’esigenza strutturale: trasformare l’innovazione in un bene comune, accessibile e condiviso. Se funzionerà, potrà davvero cambiare il volto dell’agricoltura europea, rendendola più resiliente, sostenibile e competitiva.
E soprattutto, potrà colmare quel divario – culturale prima ancora che tecnologico – che troppo spesso separa la ricerca dai campi, e gli agricoltori dalle opportunità che l’innovazione può offrire.