(AGENPARL) - Roma, 7 Giugno 2026 - Tensioni alle stelle nel mondo politico libanese. Il deputato Rami Abu Hamdan, in una dura intervista a Tasnim, ha riaffermato il ruolo centrale di Hezbollah come unico baluardo difensivo del Paese, respingendo con fermezza ogni ipotesi di disarmo.
“Resistenza necessaria” Secondo Abu Hamdan, la sopravvivenza del Libano è legata indissolubilmente all’arsenale della resistenza. “Se le armi di Hezbollah non fossero esistite, il nemico sionista non si sarebbe ritirato dal Libano, da Beirut e dalla Bekaa”, ha dichiarato il legislatore, sottolineando come l’esercito libanese, privo di adeguato sostegno tecnologico e militare, non avrebbe potuto gestire la minaccia. Gli aiuti statunitensi, pari a 230 milioni di dollari, sono stati liquidati come irrilevanti: “Consistono in pneumatici e camion merci, non influenzano l’equilibrio della battaglia”.
Scontro diplomatico interno Il deputato ha attaccato frontalmente il ministro degli Esteri libanese, Youssef Rajji, definendo le sue recenti posizioni anti-iraniane “una fonte di imbarazzo” per il Paese. Abu Hamdan ha accusato Rajji di agire come portavoce di fazioni politiche interne (in particolare le Forze Libanesi di Samir Geagea) piuttosto che come rappresentante dell’intero Stato, ribadendo che il legame con l’Iran resta intoccabile.
Il no alla normalizzazione Sul fronte interno, Abu Hamdan ha escluso categoricamente ogni possibilità di normalizzazione con Israele, sostenendo che tale opposizione non sia limitata alla comunità sciita, ma sia trasversale a cristiani e drusi. “Chiunque voglia normalizzare i rapporti con i sionisti dovrebbe diventare personalmente un cittadino israeliano”, ha concluso, avvertendo che il disarmo della resistenza segnerebbe l’inizio di un “disastro” per l’intera nazione.
