(AGENPARL) - Roma, 4 Giugno 2026 - La Commissione europea ha compiuto una delle correzioni di rotta più significative degli ultimi anni in materia agricola. Dopo settimane di proteste diffuse in tutta l’Unione e pressioni politiche crescenti da parte di governi e associazioni di categoria, Bruxelles ha rivisto la proposta di bilancio per la PAC 2028‑2034, annunciando 45 miliardi di euro aggiuntivi rispetto alla bozza iniziale.
La prima proposta della Commissione – presentata nell’ambito del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) – prevedeva un taglio di circa il 20% ai fondi agricoli, con la prospettiva di accorpare parte delle risorse PAC nel capitolo della coesione. Una scelta che aveva scatenato reazioni durissime: il Copa‑Cogeca aveva parlato di “una dichiarazione di guerra al settore agricolo europeo”, mentre diversi Stati membri – tra cui Italia, Francia, Spagna e Polonia – avevano chiesto una revisione immediata.
La retromarcia è arrivata dopo un confronto serrato tra Commissione, Parlamento e Consiglio, con la consapevolezza che un taglio di quella portata avrebbe messo a rischio la stabilità economica di oltre 10 milioni di aziende agricole europee. Fonti di settore confermano che la decisione è stata motivata dal timore di un effetto domino: riduzione dei redditi agricoli, abbandono delle aree rurali, aumento della dipendenza alimentare dell’UE e ulteriore tensione sociale in un settore già provato da costi energetici, volatilità dei mercati e impatti climatici.
Per l’Italia, la revisione rappresenta un risultato politico rilevante. La nuova proposta assegna al nostro Paese 40,7 miliardi di euro per il periodo 2028‑2034, quasi 10 miliardi in più rispetto alla bozza iniziale. Una cifra che consente di mantenere un livello di sostegno simile all’attuale ciclo PAC 2023‑2027, evitando un taglio che avrebbe colpito in modo particolare le aziende medio‑piccole e le aree interne.
La marcia indietro della Commissione non chiude però il dibattito. Restano aperte le discussioni sul futuro modello di governance della PAC, sulla possibile integrazione con i fondi climatici e sulla necessità di conciliare obiettivi ambientali – dal Green Deal alla strategia “Farm to Fork” – con la sostenibilità economica delle imprese agricole.
Ma un punto è ormai chiaro: la Commissione ha riconosciuto che la stabilità del settore primario è un pilastro strategico dell’Unione, e che la transizione ecologica non può essere costruita sulle spalle degli agricoltori.