(AGENPARL) - Roma, 30 Maggio 2026 - Di fronte all’andamento anomalo dei prezzi dei carburanti registrato nei primi mesi del 2026, il Governo ha scelto una strategia d’intervento articolata su due piani distinti ma complementari. Da un lato, con il DL 33/2026, ha agito sulla trasparenza e sul controllo della filiera, puntando a prevenire rialzi ingiustificati e a rafforzare gli strumenti di vigilanza pubblica. Dall’altro, con il DL 42/2026, ha introdotto misure di sostegno economico alle imprese, riconoscendo che l’aumento dei costi energetici stava incidendo in modo significativo sulla competitività dei settori produttivi.
Il DL 33/2026 nasce come risposta immediata alle oscillazioni dei prezzi alla pompa, spesso non coerenti con l’andamento delle quotazioni internazionali. Il decreto interviene imponendo alle compagnie petrolifere un obbligo quotidiano di comunicazione dei prezzi consigliati, che devono essere trasmessi agli esercenti e pubblicati sui siti aziendali. L’obiettivo è rendere più trasparente la formazione del prezzo e consentire un confronto costante tra i diversi punti vendita. A questo si aggiunge il divieto di modificare i prezzi nell’arco della stessa giornata, una misura pensata per evitare rialzi repentini non giustificati da variazioni reali del mercato.
Il provvedimento rafforza inoltre il ruolo del Garante prezzi presso il MIMIT, che viene dotato di un regime speciale di monitoraggio. Il Garante può analizzare gli scostamenti tra prezzi al consumo e quotazioni internazionali, chiedere informazioni dettagliate agli operatori e, in caso di anomalie, trasmettere gli atti alla Guardia di Finanza per verifiche su margini, costi di approvvigionamento e dinamiche di acquisto. Il decreto introduce anche un regime sanzionatorio specifico: l’omessa comunicazione dei prezzi comporta una multa pari allo 0,1% del fatturato giornaliero dell’esercente. Nel complesso, il DL 33 mira a stabilizzare il mercato attraverso un rafforzamento della vigilanza e della trasparenza, senza intervenire direttamente sulla struttura dei prezzi.
Diversa è la logica del DL 42/2026, che affronta il problema dal punto di vista delle imprese, particolarmente esposte all’aumento dei costi energetici. Il decreto rifinanzia e amplia i crediti d’imposta già previsti dal DL 38/2026, destinando 1,302 miliardi di euro al sostegno degli investimenti produttivi, dell’innovazione tecnologica e della formazione del personale. Si tratta di misure pensate per alleggerire il peso dei costi operativi e favorire la continuità delle attività economiche in una fase di forte instabilità dei mercati energetici.
Accanto a questo, il decreto introduce un pacchetto di incentivi dedicati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, con risorse distribuite su tre anni (57,7 milioni nel 2026, 80 milioni nel 2027 e 60 milioni nel 2028). L’obiettivo è duplice: ridurre nel medio periodo la dipendenza delle imprese dai carburanti fossili e accelerare la transizione verso modelli energetici più sostenibili, nel rispetto del principio europeo DNSH. Una parte delle risorse è inoltre destinata a coprire le domande già ammesse ai precedenti bandi del MIMIT ma rimaste prive di finanziamento, garantendo così continuità amministrativa e certezza per gli operatori.
Nel loro insieme, i due decreti configurano un intervento a doppio binario: il DL 33 agisce sul funzionamento del mercato, rafforzando controlli e trasparenza, mentre il DL 42 sostiene le imprese che subiscono gli effetti dei rincari, favorendo investimenti e autonomia energetica. La combinazione delle due misure risponde all’esigenza di contenere gli effetti economici e sociali dell’instabilità dei mercati petroliferi, con un approccio che unisce regolazione, prevenzione e sostegno allo sviluppo.