(AGENPARL) - Roma, 29 Maggio 2026 - Mentre il Parlamento prosegue l’esame dei provvedimenti collegati alla Legge di Bilancio 2026, il dibattito politico ed economico si concentra sempre più sugli effetti della transizione climatica europea e sulle ricadute che strumenti come ETS e CBAM stanno producendo non solo sull’industria pesante, ma anche sulle filiere agricole e agroalimentari, che rappresentano uno dei pilastri del Made in Italy.
L’Unione europea, con la riforma dell’ETS prevista dalla Direttiva 2023/959 e con l’introduzione del CBAM tramite il Regolamento (UE) 2023/956, ha avviato una trasformazione che non riguarda più soltanto i settori energivori tradizionali. Il prezzo del carbonio, che cresce progressivamente con la riduzione delle quote gratuite, si riflette ormai su ogni fase della produzione: dai fertilizzanti ai materiali per gli imballaggi, dall’energia necessaria alla trasformazione fino alla logistica del freddo. Anche se l’agricoltura non rientra direttamente nel sistema ETS, ne subisce gli effetti indiretti attraverso l’aumento dei costi degli input essenziali, soprattutto in un Paese come l’Italia, dove la qualità del prodotto si accompagna a filiere complesse e spesso energivore.
Il CBAM, che entrerà pienamente in vigore dal 2026, aggiunge un ulteriore elemento di pressione. La tassazione climatica sulle importazioni di acciaio, alluminio, cemento, elettricità, idrogeno e soprattutto fertilizzanti incide direttamente sui costi di produzione agricola. Per molte aziende, in particolare quelle che operano in settori ad alto utilizzo di input chimici, si tratta di un cambiamento strutturale che si somma all’aumento dei costi energetici e logistici. Il Governo, nei recenti confronti con la Commissione europea, ha ribadito la necessità di una transizione che non comprometta la competitività delle imprese italiane, chiedendo gradualità, compensazioni e semplificazioni amministrative per evitare che gli oneri climatici si traducano in un indebolimento delle filiere nazionali.
Allo stesso tempo, la Legge di Bilancio 2026 – come emerge dalla Tabella 9 dedicata ad ambiente e sicurezza energetica – mette a disposizione risorse significative per sostenere investimenti in rinnovabili, efficienza energetica e comunità energetiche, strumenti che possono diventare decisivi anche per il settore primario. Le aziende agricole, infatti, non sono soltanto consumatrici di energia, ma possono diventare produttrici attraverso fotovoltaico, agrovoltaico e biogas, contribuendo alla riduzione dei costi e alla resilienza delle filiere.
Il Made in Italy agroalimentare, che vive di qualità, reputazione e capacità di presidiare i mercati internazionali, si trova dunque al centro di una trasformazione che presenta rischi e opportunità. Da un lato, l’aumento dei costi lungo la filiera può comprimere i margini e mettere in difficoltà le imprese più piccole; dall’altro, la crescente attenzione dei consumatori europei alla sostenibilità reale può diventare un vantaggio competitivo per chi saprà dimostrare tracciabilità, efficienza e riduzione dell’impronta climatica.
La transizione climatica non è più un tema settoriale, ma un processo che attraversa lavoro, industria, energia e agricoltura. ETS e CBAM, nati come strumenti ambientali, stanno diventando i cardini di una nuova politica industriale europea. Per l’Italia, la sfida è trasformare questi cambiamenti in un’occasione per rafforzare le filiere agroalimentari, evitando che i costi della transizione ricadano interamente sui produttori e valorizzando, al contrario, la capacità del Paese di coniugare qualità, sostenibilità e innovazione.