(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - "A quelle donne del 1946, madri, figlie, sorelle, che entrarono in silenzio nei seggi e ne uscirono cittadine a pieno titolo, dobbiamo molto. E a noi spetta il compito, forse più difficile, di non disperdere ciò che ci hanno lasciato". Lo ha detto il deputato di Fratelli d'Italia Grazia Di Maggio durante la commemorazione nell'Aula della Camera dell'ottantesimo anniversario del voto alle donne.
Ottant'anni fa – ha detto ancora Grazia Di maggio – in un'Italia che si rialzava dalle macerie, milioni di donne italiane si avvicinarono per la prima volta a un seggio elettorale. Non fu soltanto un diritto che si aggiungeva ad altri diritti: fu una Nazione che si guardava allo specchio e riconosceva, per la prima volta, anche il volto delle proprie cittadine. Permettetemi di ricordare due donne che, in stagioni diverse e con appartenenze diverse, hanno reso visibile quel cammino. Maria Federici, madre costituente, scrisse alcune fra le pagine più alte della nostra Carta sui temi del lavoro e della famiglia, perché sapeva che la parità di diritto, senza la parità di condizioni, resta una parola sulla carta. Jole Giugni Lattari, allieva di Benedetto Croce, professoressa di filosofia a Crotone, fu la prima donna eletta in Parlamento nelle file della destra italiana. Partì dai banchi di scuola per battersi per l'istruzione delle ragazze del Sud, perché diceva — e diceva bene — che senza cultura non c'è libertà, e senza libertà non c'è cittadinanza".
