(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - Il 2026 si preannuncia come un anno strategico per il comparto della dismissione nucleare italiana. Sogin, la società pubblica incaricata del decommissioning degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi, punta infatti a mettere in campo appalti per oltre 500 milioni di euro, con importanti ricadute industriali e occupazionali per il sistema produttivo nazionale.
A delineare il quadro è l’amministratore delegato Gian Luca Artizzu, intervistato dal Corriere della Sera, che evidenzia come la società stia vivendo una fase di forte accelerazione operativa. Dopo anni caratterizzati da procedure lente e cantieri limitati, oggi Sogin registra un significativo incremento delle attività: il valore economico delle commesse affidate nel 2025 ha già raggiunto circa 420 milioni di euro e l’obiettivo dichiarato è superare il mezzo miliardo nel prossimo anno.
Secondo Artizzu, la crescita del settore rappresenta un’opportunità concreta per le imprese italiane, coinvolte nei lavori di smantellamento degli impianti, nella costruzione di infrastrutture temporanee per i rifiuti e nello sviluppo di tecnologie innovative legate alla sicurezza nucleare e ambientale.
Le gare bandite da Sogin stanno attirando l’interesse di numerose aziende italiane, molte delle quali già attive nei territori interessati dagli impianti. Un elemento che conferma il potenziale industriale della filiera italiana anche sui mercati internazionali.
Tra i progetti citati dall’AD vi sono collaborazioni legate ai sistemi Bess (Battery Energy Storage System) e accordi tecnologici con partner esteri, come la giapponese Japan Atomic Power Company per lo smantellamento dei reattori a grafite. Inoltre, Sogin ha recentemente ricevuto dalla Nuclear Decommissioning Authority britannica la proposta di una convenzione di cooperazione analoga.
Parallelamente, la società guarda anche alle prospettive future del nucleare in Italia. Artizzu sottolinea infatti come il decommissioning e il ciclo del combustibile possano rappresentare una base di competenze strategiche qualora il Paese decidesse di investire nuovamente nell’energia nucleare, in particolare nelle tecnologie degli small modular reactor (SMR).
Il rafforzamento delle attività Sogin si inserisce così in un contesto più ampio di rilancio del dibattito energetico nazionale, dove sicurezza energetica, sostenibilità e innovazione tecnologica tornano al centro dell’agenda industriale italiana.
