(AGENPARL) - Roma, 27 Maggio 2026 - italiana"
"Ci sono ferite della storia repubblicana che non appartengono soltanto ai
luoghi in cui sono state inferte, ma sono parte della coscienza civile
dell'intero Paese.
stata colpita soltanto una città, è stata colpita la democrazia italiana.
Per anni questa Repubblica ha dovuto convivere con il dolore delle vittime
e con il peso di evidenze negate, rallentate, ostacolate. Ma oggi sappiamo
con chiarezza che quella strage aveva una matrice neofascista ed eversiva,
sappiamo che faceva parte della strategia della tensione che ha
attraversato il nostro Paese tentando di seminare paura, destabilizzazione,
sfiducia nelle istituzioni democratiche. E sappiamo anche una cosa ancora
più difficile da accettare: che attorno a quella stagione hanno agito
complicità, depistaggi, opacità interne ad apparati dello Stato che hanno
tradito il proprio dovere di fedeltà alla Repubblica".
Lo ha dichiarato in aula alla Camera Fabrizio Benzoni, deputato di Azione,
Brescia.
violenza, è anche il racconto di una risposta civile straordinaria. Chi ha
pianificato quella bomba voleva dividere il Paese, spegnere la
partecipazione, convincere i cittadini che la paura fosse più forte della
libertà. Non ci sono riusciti. Non ci sono riusciti a Brescia. Non ci sono
riusciti in Italia. Abbiamo trasformato il dolore in coscienza democratica
e lo abbiamo fatto attraverso la perseveranza delle famiglie delle vittime,
attraverso il lavoro instancabile della magistratura, delle associazioni,
delle istituzioni, delle scuole, dei sindacati. Lo abbiamo fatto custodendo
la memoria non come un rito, ma come una responsabilità collettiva. E forse
ancora oggi alla nostra Repubblica: la democrazia non vive soltanto nelle
leggi o nelle istituzioni. Vive nella partecipazione delle persone, nella
capacità di una comunità di non arrendersi al terrore, nell'impegno
quotidiano contro ogni forma di odio, violenza e intolleranza. Per questo
ricordare il 28 maggio 1974 è una scelta che riguarda il presente e il
futuro. Riguarda il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, senza
ambiguità e senza revisionismi".
