
(AGENPARL) - Roma, 25 Maggio 2026 - Mohsen Rezaei (Credits: Mahmoud Hosseini / Wikimedia Commons)
La tensione nel Golfo Persico raggiunge nuovi picchi di guardia. Domenica, durante una cerimonia di commemorazione per i martiri dell’attuale conflitto, Mohsen Rezaei, consigliere senior del Leader della Rivoluzione Islamica e figura di spicco dell’IRGC, ha lanciato un avvertimento senza precedenti all’amministrazione Trump.
Rezaei ha chiarito che la strategia di Teheran non subirà arretramenti di fronte al blocco navale imposto dagli Stati Uniti: “Se entrate nel Golfo Persico, daremo una risposta dura, dolorosa e senza precedenti. Romperemo il blocco navale”.
La minaccia sull’NPT Il punto più critico del discorso riguarda il futuro del programma nucleare iraniano. “Se riprendono gli attacchi contro la Repubblica Islamica, potremmo ritirarci dal Trattato di non proliferazione (NPT)”, ha dichiarato l’ex comandante. Una mossa che cambierebbe radicalmente lo scenario negoziale, spostando la crisi da una dimensione puramente marittima a una minaccia alla sicurezza globale.
La posizione sul campo Nonostante il blocco statunitense, l’attività legata al greggio iraniano prosegue. Rezaei ha sottolineato che la Marina dell’IRGC mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz per prevenire ulteriori aggressioni, avvertendo che un’eventuale escalation non si limiterebbe al Golfo, ma si estenderebbe rapidamente al Mar Rosso, Bab el-Mandab e all’Oceano Indiano.
Queste dichiarazioni si inseriscono in un delicato gioco di pesi e contrappesi. Mentre la diplomazia tenta di finalizzare un memorandum di 14 punti per porre fine alla guerra, la retorica iraniana punta a rafforzare la propria posizione negoziale. Teheran sembra intenzionata a trasformare lo stallo attuale in una “nuova normalità” marittima, ribadendo che, finché le pressioni di Washington non diminuiranno, “le dita restano sul grilletto”.