(AGENPARL) - Roma, 23 Maggio 2026 - Si è svolto ieri, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, l’evento conclusivo della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile.
L’elevata partecipazione registrata nel corso del Festival, con quasi 1.200 iniziative in cartellone, è l’ennesima conferma dell’impegno della società italiana sui temi dell’Agenda 2030, un’Italia che crede nella sostenibilità, al punto tale che il 90% delle persone considera gli Obiettivi dell’Agenda 2030 importanti o molto importanti, e si aspetta decisioni forti e coerenti dalla politica.
In tale occasione è intervenuto il Ministro per gli affari europei, PNRR e politiche di coesione, Tommaso Foti:
«Buongiorno a tutti gentili autorità. Ringrazio i presidenti dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini e il Direttore Scientifico Enrico Giovannini per l’invito che mi è stato rivolto a partecipare a questa vostra presentazione dello scenario per l’Italia al 2030 al 2050.
L’invito è sicuramente stato gradito e sarebbe stato anche onorato se non fosse che purtroppo ho avuto degli impegni sopraggiunti che mi impediscono di poter essere fisicamente presente tra di tutti. Però voglio anche ringraziare tutti loro per il prezioso lavoro che portano avanti con competenza e costanza sui temi dello sviluppo sostenibile.
Siamo alla decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile e questo è già un indicatore forte di come all’evidenza, anno dopo anno, la vostra attività sia sempre stata più preziosa per tutti. Ho deciso quindi di partecipare comunque attraverso questo video messaggio, perché considero questo appuntamento un momento importante di confronto e di responsabilità collettiva.
Dieci edizioni rappresentano, infatti, un traguardo molto importante, ben più che significativo. In questi anni, il Festival ha costruito uno spazio credibile di dialogo tra le istituzioni, le imprese, l’università, i territori, le associazioni e i cittadini, rendendo il tema della sostenibilità sempre più centrale nel dibattito politico. Oggi questo confronto è ancora più necessario, determinante e imprescindibile.
Viviamo, infatti, una fase complessa, segnata da conflitti internazionali, da tensioni geopolitiche, da cambiamenti climatici, da nuove fragilità sociali, da profonde informazioni sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo tecnologico. In questo contesto il rapporto di primavera 2026 di ASviS offre un contributo prezioso aiutando le istituzioni e l’opinione pubblica a leggere il cambiamento con realismo e visione.
Il biennio 2026-2027 sarà infatti decisivo per il futuro dell’Italia e anche per quello dell’Europa. Lo sarà per la revisione degli obiettivi dell’Agenda 2030, per l’aggiornamento della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e per il negoziato sul futuro quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034. Sono passaggi fondamentali per orientare politiche pubbliche, investimenti e riforme verso crescita sostenibile, innovazione e inclusione.
La sostenibilità oggi non è più un tema separato dalle politiche economiche e industriali. È il quadro entro cui si gioca la capacità dell’Europa e dell’Italia di restare competitive, sicure e coese. In questo percorso la politica di coesione europea continua ad avere un ruolo centrale. Nel ciclo di programmazione 2021-2027 sono previsti 72,8 miliardi attraverso 48 programmi nazionali e regionali, di cui 42,2 miliardi di euro sono finanziati dall’Unione Europea. Si tratta di risorse che incidono concretamente sulla vita delle persone e sulla capacità dei territori di affrontare le trasformazioni in corso. Il recente riesame della programmazione della coesione ha inoltre consentito di riallocare oltre 7 miliardi di euro verso nuove priorità strategiche dell’Italia. Tra queste una delle più rilevanti riguarda la resilienza idrica. Investire nell’efficienza delle reti, nella riduzione delle perdite e nell’ammodernamento delle infrastrutture significa infatti investire nella sicurezza e nella resilienza dell’Italia.
Allo stesso modo il tempo energetico è diventato sempre più strategico. Come sappiamo e abbiamo detto in più occasioni, se non vi è indipendenza energetica, non vi è indipendenza politica. Quindi, sicurezza energetica, diversificazione delle fonti, sviluppo delle reti e produzione da fonti rinnovabili rappresentano oggi una priorità ambientale, economica e geopolitica di grandissima rilevanza. La transizione energetica deve essere accompagnata con pragmatismo ed equilibri, sostenendo famiglie, imprese e territori.
Accanto alla transizione energetica vi è poi quella digitale. Innovazione, intelligenza artificiale e tecnologie avanzate rappresentano infatti una sfida decisiva per la competitività europea. Il punto centrale resta la coesione: non esiste sostenibilità senza che vi sia inclusione sociale; non esiste sviluppo sostenibile se una parte della nazione resta indietro, se i giovani incontrano ostacoli nell’accesso al lavoro stabile o se il lavoro femminile continua a essere penalizzato o marginalizzato. Per questo sono particolarmente importanti le misure a sostegno dell’occupazione giovanile e femminile, così come gli interventi per la rigenerazione urbana e l’accesso ad alloggi a prezzi sostenibili. La sostenibilità riguarda certamente l’ambiente, ma riguarda anche la qualità della vita, la coesione sociale e il futuro delle nostre comunità.
C’è poi un altro elemento fondamentale che è quello del ruolo dei territori. Le grandi trasformazioni hanno bisogno della partecipazione attiva delle amministrazioni locali, delle università, delle imprese, del terzo settore e della società civile. Ed è proprio questa capacità di costruire sinergie tra più soggetti che il Festival dello Sviluppo Sostenibile ha saputo promuovere in questi anni. Anche il futuro negoziato europeo sul bilancio 2028-2034, come prima dicevo, sarà decisivo. Sarà importante mantenere forte il ruolo della politica di coesione come strumento capace di garantire investimenti strategici, convergenza territoriale e sviluppo equilibrato, perché senza coesione rischia di indebolirsi la stessa credibilità del progetto europeo.
Oggi più che mai serve la capacità di coniugare sostenibilità ambientale e crescita economica. Serve continuità nelle politiche pubbliche e spirito di collaborazione. L’Italia ha tutte le condizioni per affrontare questa fase con ambizione e concretezza, ha competenze, capacità produttive e una rete di territori che rappresenta una grande risorsa.
Per questo il contributo di ASviS continua a essere così importante e lo sarà sempre più in futuro, perché aiuta l’Italia a mantenere alta l’attenzione sugli obiettivi di lungo periodo e a trasformare la sostenibilità in una responsabilità condivisa.
Ecco allora le ragioni, seppur brevi che ho illustrato, che sono alla base del mio ringraziamento a tutti voi per il lavoro che svolgete ogni giorno e auguro a tutte e a tutti buon proseguimento di incontro e buon lavoro.»
