- Il costo per ettaro ha superato la soglia critica dei 1.300 euro al Sud e dei 1.500 euro al Centro. Con l’agritech si possono avere risparmi fino a 100 euro per ettaro.
- Roberto Mancini (CEO Diagram Group) «L’innovazione offre soluzioni operative per garantire un futuro alla sovranità alimentare del Paese»
(AGENPARL) - Roma, 22 Maggio 2026 - Jolanda di Savoia, 22 maggio 2026 – Il comparto cerealicolo italiano è stretto in una morsa finanziaria senza precedenti. Ad aprile, la combinazione tra il crollo dei prezzi del frumento e l’impennata dei costi di produzione ha spinto le aziende agricole verso una crisi di liquidità strutturale.
Secondo l’ultima analisi evolutiva curata da Diagram Group, il costo per ettaro ha superato la soglia critica dei 1.300 euro al Sud e dei 1.500 euro al Centro, cifre che rendono la gestione tradizionale non più sostenibile economicamente. Esiste un rischio concreto e immediato per la produzione di pasta 100% italiana, derivante dall’insostenibilità dei bilanci, dal calo delle superfici coltivate e dalla pressione delle importazioni estere.
«L’innovazione offre soluzioni operative per garantire un futuro alla sovranità alimentare del Paese. L’agricoltura di precisione permette di disaccoppiare la redditività dalla volatilità dei mercati», commenta Roberto Mancini, Ceo di Diagram Group.
Pasta italiana a rischio. La crescente difficoltà dei ricavi a coprire i costi di produzione sta mettendo seriamente a rischio le prossime semine in Italia. Le aree più esposte risultano Puglia, Sicilia e Basilicata, dove la pressione sui margini delle aziende cerealicole è particolarmente elevata. Un fenomeno che contribuisce, tra l’altro, a una riduzione strutturale del numero di imprese del comparto, con cali che in alcune regioni, come la Calabria, si avvicinano al 10%.
Deficit di materia prima nazionale L’Italia registra una carenza strutturale di circa 2 milioni di tonnellate di grano duro rispetto al fabbisogno dell’industria pastaria. Il raccolto nazionale non è sufficiente a soddisfare la domanda interna, che viene colmata attraverso importazioni per circa 7 milioni di tonnellate. A rendere il quadro ancora più critico sono le previsioni per la campagna 2026-2027, che indicano un possibile calo dell’4% della produzione di grano duro a livello europeo. In lieve controtendenza l’Italia dove la produzione dovrebbe riportare i volumi nazionali intorno ai 3,8 milioni di tonnellate rispetto ai 3,6 milioni di tonnellate della scorsa annata
Il rapporto Diagram evidenzia una profonda divergenza tra l’andamento dei prezzi del grano duro e quello dei fattori produttivi, riconducibile al cosiddetto price-cost squeeze. Mentre nelle principali piazze del Mezzogiorno le quotazioni del grano duro faticano a raggiungere i 280 euro a tonnellata, i costi sostenuti dalle aziende agricole continuano a crescere a doppia cifra.
A pesare in modo particolare è l’emergenza fertilizzanti: la crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz ha spinto al rialzo le quotazioni dell’urea granulare, aumentate del 69,6% rispetto al 2025 fino a toccare i 702 dollari a tonnellata. Anche il fronte dei carburanti aggrava il quadro, con il gasolio agricolo che ha superato la soglia di 1,20 euro al litro, segnando un incremento del 31,7% su base annua.
Il risultato è una pressione crescente sui margini delle imprese cerealicole, soprattutto nel Sud Italia, dove il costo di produzione, pari a 318 euro per tonnellata, supera il prezzo di vendita. Una dinamica che determina una perdita strutturale del 7%, anche al netto degli aiuti pubblici. In questo scenario di «sopravvivenza gestionale», l’innovazione digitale è una necessità vitale. Diagram Group stima che l’adozione di tecnologie digitali possa generare un risparmio diretto di 90-100 euro per ettaro.
«Grazie alla distribuzione a rateo variabile (VRT) e ai sistemi di guida assistita, è possibile ridurre di quasi il 20% l’utilizzo di concimi e contenere fino al 15% il consumo di carburante», sottolinea Mancini.
Se le tecnologie digitali venissero estese ai 1,7 milioni di ettari coltivati a frumento in Italia, il sistema Paese risparmierebbe oltre 150 milioni di euro l’anno, migliorando la competitività contro i giganti esteri e riducendo la dipendenza dalle importazioni. Inoltre, il digitale abilita il carbon farming: la certificazione del sequestro di carbonio può fruttare alle aziende introiti supplementari tra i 30 e i 60 euro per ettaro tramite la vendita dei crediti (già 19 milioni quelli scambiati in Italia a inizio 2026).
Nonostante i benefici, solo il 10% della superficie agricola nazionale è gestita con tecnologie mature. Diagram Group identifica nel 2026 due ostacoli principali: la scarsa interoperabilità tra macchine di diversi costruttori e il deficit di competenze tecniche, lamentato dal 31% degli imprenditori.
Diagram
Diagram nasce nel 2024 dalla trasformazione del Gruppo IBF Servizi SpA e dalle acquisizioni di Agronica Srl, Abaco SpA, Agriconsulting SpA e Netsens Srl.
È leader italiano ed europeo nella digitalizzazione dei servizi dedicati all’agroalimentare, nello sviluppo di software di farm management e nella gestione dei processi di erogazione, monitoraggio e controllo dei programmi di sostegno all’ambiente e all’agricoltura.
Partner di importanti governi del continente europeo, supporta la Pubblica Amministrazione, le aziende agricole, gli istituti bancari e assicurativi e l’industria agroalimentare con l’obiettivo di promuovere la sostenibilità sociale, economica e ambientale.
Oggi l’azienda è detenuta per il 41,6% da CDP Equity (Gruppo Cassa Depositi e Prestiti), per il 41,6% da Trilantic Europe e per il 15% da BF Agricola.
