(AGENPARL) - Roma, 21 Maggio 2026 - Un gruppo di ricercatori ha identificato una strategia efficace per proteggere le “impronte genomiche” nelle cellule staminali pluripotenti umane naïve, un passaggio fondamentale per migliorare l’affidabilità dei modelli cellulari utilizzati nella medicina rigenerativa e nello studio delle malattie genetiche. Lo studio, pubblicato su Stem Cell Reports, mostra come una modulazione più controllata della via MEK/ERK, associata alla sovraespressione del fattore ZFP57, consenta di mantenere stabile la metilazione del DNA ereditata dai genitori.
Le cellule staminali naïve rappresentano uno stadio molto precoce dello sviluppo embrionale umano e sono considerate estremamente promettenti per applicazioni terapeutiche avanzate. Tuttavia, i protocolli utilizzati finora per mantenerle in laboratorio causavano spesso la perdita delle cosiddette “impronte genomiche”, alterazioni epigenetiche che regolano l’espressione di geni cruciali come IGF2, H19 e SNRPN.
I ricercatori hanno sviluppato un innovativo sistema fluorescente a doppio colore per monitorare in tempo reale l’erosione delle impronte genomiche durante la conversione delle cellule staminali dallo stato “primed” a quello “naïve”. I risultati hanno dimostrato che una riduzione parziale dell’inibizione MEK/ERK, combinata con l’attivazione di ZFP57, riduce significativamente il rischio di perdita irreversibile delle impronte epigenetiche.
La scoperta potrebbe avere importanti ricadute nel campo della medicina personalizzata, nella creazione di modelli cellulari più affidabili e nello sviluppo di future terapie rigenerative basate su cellule staminali umane.