(AGENPARL) - Roma, 20 Maggio 2026 - L’evoluzione dei droni kamikaze verso motori a getto e alta velocità mette sotto pressione la difesa aerea ucraina. Mosca punta alla produzione di massa, Kiev risponde con l’innovazione dei droni intercettatori: il punto sulla nuova minaccia tecnologica

La guerra in Ucraina sta vivendo una mutazione tecnologica radicale. La Russia ha iniziato a integrare motori a reazione nella famiglia dei droni Geran (varianti degli Shahed iraniani), passando dai tradizionali 250 km/h a velocità che toccano i 600 km/h. Con l’obiettivo dichiarato di arrivare a una produzione di massa in cui i droni a getto rappresentino il 50% del totale, la minaccia per le città ucraine si fa sempre più complessa.
La tecnologia come arma di saturazione
Il passaggio ai droni alimentati a reazione (Geran-3, 4 e 5) non è solo una questione di velocità. I nuovi modelli, in particolare il Geran-5 — che si avvicina alle prestazioni di un vero missile da crociera — offrono capacità inedite:
- Velocità di sfondamento: La capacità di viaggiare ad alta velocità permette di superare i primi livelli della difesa aerea ucraina, rendendo inefficaci molti dei droni intercettatori attuali.
- Controllo remoto: La dotazione di moduli radio permette agli operatori russi di modificare la rotta in tempo reale, una risposta diretta al blocco dei terminali Starlink avvenuto in passato.
- Resilienza: Anche in caso di perdita del segnale radio, i sistemi di navigazione inerziale e ottico di backup consentono al drone di proseguire autonomamente verso l’obiettivo.
La risposta di Kiev: la “difesa a strati”
L’Ucraina non sta a guardare. Attraverso il cluster tecnologico Brave1 e il supporto di organizzazioni come Come Back Alive, è in corso una corsa contro il tempo per adattare la difesa. La strategia si muove su tre direttrici principali.
La prima è tecnologica: lo sviluppo di droni intercettatori in grado di toccare i 700 km/h, trasformando di fatto velivoli a basso costo in missili di difesa aerea. La seconda è operativa: l’implementazione di una difesa “a strati” che intercetti i droni già sul Mar Nero o nelle zone di lancio, prima che arrivino a minacciare le aree urbane. La terza è industriale: il proseguimento degli attacchi mirati contro le infrastrutture russe che producono componenti critici per la navigazione e il volo di questi sistemi.
Verso una guerra autonoma
La sfida tecnologica impone una riduzione dei tempi di reazione umana. Il futuro prossimo vedrà sistemi sempre più autonomi, capaci di identificare e abbattere il target senza l’intervento diretto dell’operatore, per compensare la velocità di volo dei nuovi Geran.
La guerra dei droni è entrata in una fase in cui la velocità di produzione e la capacità di adattamento algoritmico contano quanto la potenza di fuoco. Per Mosca, la scommessa è sulla saturazione; per Kiev, la partita si gioca sull’efficienza di una difesa che deve essere, necessariamente, più veloce della minaccia che cerca di fermare.
https://www.pravda.com.ua/eng/articles/2026/05/19/8035370