(AGENPARL) - Roma, 20 Maggio 2026 - L’ambasciatore iraniano a Pechino svela il ruolo segreto della Cina nei negoziati per la pace. Mentre il Pakistan resta il volto pubblico, è la diplomazia cinese a muovere i fili dietro le quinte. Il peso di Pechino nel dossier mediorientale diventa decisivo

La diplomazia mediorientale sta cambiando volto. Non più solo un dialogo tormentato tra Teheran e Washington, ma una partita complessa a tre – Iran, Pakistan e Cina – che mira a sbloccare l’impasse diplomatica che da mesi tiene il Medio Oriente sotto scacco. La conferma arriva da una fonte ufficiale: l’ambasciatore iraniano a Pechino, Abdolreza Rahmani Fazli, ha infatti rotto il silenzio, definendo il ruolo della Cina come “chiave” nel processo di mediazione in corso.
Il “regista” dietro le quinte
Fino ad oggi, il Pakistan era considerato l’unico mediatore tra le parti, avendo ospitato colloqui faccia a faccia e trasmesso a Washington una proposta di pace iraniana in 14 punti. Le parole di Fazli rivelano però uno scenario diverso: Islamabad è il palcoscenico, ma è Pechino ad aver scritto il copione.
La Cina, che finora aveva mantenuto una posizione cauta, preferendo intervenire solo quando le condizioni per un risultato concreto sono mature, è ora uscita allo scoperto. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che in passato aveva definito “illegale” la guerra all’Iran, appare oggi come il vero garante del tavolo negoziale.
Un gioco a incastri geopolitici
La mossa di Teheran non è casuale. Svelare il ruolo di Pechino serve a diverse finalità strategiche:
Legittimazione: Coinvolgere direttamente una superpotenza come la Cina dà un peso politico diverso alla proposta di pace iraniana.
Pressione su Washington: Gli Stati Uniti si trovano ora di fronte a un negoziatore che non è solo l’Iran, ma l’intero blocco asiatico. Ignorare la mediazione significa, di fatto, sfidare l’influenza diplomatica di Pechino.
Il nuovo ordine: Mentre Washington fatica a mantenere la coesione del fronte NATO in Europa, Pechino si propone come il centro gravitazionale di una stabilità globale costruita al di fuori dei canali tradizionali occidentali.
Il nodo resta il disgelo
Nonostante il “dietro le quinte” cinese, la strada resta in salita. I colloqui, secondo quanto riferito, sono attualmente in una fase di stallo. Teheran accusa l’amministrazione Trump di non aver offerto finora alcuna concessione significativa, mantenendo una linea punitiva verso tutti i paesi che non hanno sostenuto l’azione bellica in Iran.
Con la Cina che si assume ufficialmente la responsabilità di regista, la palla passa ora alla Casa Bianca: è disposta Washington a sedersi a un tavolo mediato da Pechino, o la strategia di “contenimento” americana continuerà a prevalere sulla diplomazia?
L’asse Mosca-Pechino-Teheran si fa sempre più solido: mentre la Russia agisce sul piano legale con il trattato NPT, la Cina si occupa dell’architettura politica. Un fronte compatto che, in questo momento, sta ridefinendo gli equilibri di potere dal cuore dell’Asia fino alle sponde del Mediterraneo.
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