(AGENPARL) - Roma, 18 Maggio 2026 - Nella seduta plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo, i temi caldi ruotano attorno al nuovo piano d’azione sui fertilizzanti e alle tensioni sul CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism). Inoltre, sono in corso dibattiti decisivi sull’imminente regolamento per le Nuove Tecniche Genomiche (NGT/TEA). Principali discussioni e mobilitazioni:
Strategia sui Fertilizzanti e Proteste: La Commissione Europea presenta il suo nuovo piano d’azione per ridurre la dipendenza Ue dalle importazioni di fertilizzanti e promuovere alternative sostenibili. In risposta, Coldiretti e numerosi giovani agricoltori sono mobilitati a Strasburgo per protestare contro l’estensione del meccanismo CBAM al settore, denunciando nuovi costi e appesantimenti burocratici.La mobilitazione è in programma dalle 10.30 alle 13.00 tra Rue Lucien Febvre e Pont Joseph Bech, nella giornata in cui è attesa la presentazione del piano d’azione sui fertilizzanti della Commissione europea e con la riunione del collegio dei commissari.
Il Voto sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT/TEA): È atteso a Strasburgo il voto chiave sul regolamento per le TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), che punta a deregolamentare e sbloccare l’uso di sementi più resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie.
Sostenibilità e Biologico: La Commissione sta affrontando la gestione delle presenze di sostanze non autorizzate nel settore biologico, una tematica centrale per difendere la credibilità e l’economia delle filiere.Puoi seguire i documenti e gli esiti delle votazioni aggiornati in tempo reale direttamente sul portale ufficiale del Parlamento Europeo.
Fertilizzanti, CBAM e nuove tecniche genomiche: agricoltura e clima al centro dello scontro politico europeo.
La plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo si apre in un clima carico di tensioni politiche e mobilitazioni di piazza. Sul tavolo ci sono tre dossier che toccano direttamente il futuro dell’agricoltura europea, la competitività delle imprese e la strategia climatica dell’Unione. Sull’argomento dei fertilizzanti Bruxelles presenta il piano d’azione, mentre agricoltori protestano in piazza contro il CBAM.
La Commissione Europea ha illustrato il nuovo Piano d’Azione sui Fertilizzanti, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’UE dalle importazioni e accelerare la transizione verso alternative più sostenibili. Un passaggio strategico, soprattutto dopo la crisi dei prezzi esplosa negli ultimi anni.
Fuori dall’aula, la protesta è infuocata: Coldiretti e centinaia di giovani agricoltori si sono mobilitati a Strasburgo contro l’ipotesi di estendere il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) anche al settore agricolo. Secondo gli agricoltori, l’estensione del meccanismo comporterebbe nuovi costi, più burocrazia e un ulteriore svantaggio competitivo rispetto ai Paesi extra-UE.La protesta manda un messaggio politico chiaro: “Non scaricate la transizione ecologica sulle aziende agricole europee.” Domani, martedì 19 maggio, Coldiretti con tanti giovani sarà presente a Strasburgo per una protesta davanti al Parlamento europeo contro le politiche comunitarie
NGT/TEA: voto decisivo sulle nuove tecniche genomiche
In aula è atteso il voto sul regolamento che riguarda le Nuove Tecniche Genomiche (NGT/TEA), uno dei dossier più divisivi della legislatura. La proposta punta a deregolamentare le tecniche di evoluzione assistita per consentire lo sviluppo di sementi più resistenti a siccità, parassiti e cambiamenti climatici.
Per i sostenitori, le NGT sono indispensabili per la sovranità alimentare europea. Per i critici, rischiano di aprire la porta a una liberalizzazione di fatto degli OGM.
Il voto di Strasburgo potrebbe segnare una svolta politica per l’intero settore agroalimentare europeo.
L’Italia nella nuova geopolitica del cibo: come CBAM, fertilizzanti e NGT stanno ridisegnando il potere agricolo europeo
Nel cuore di Strasburgo, mentre l’Europarlamento discute di fertilizzanti, CBAM e nuove tecniche genomiche, l’Italia si ritrova al centro di una trasformazione che va ben oltre la politica agricola. È una questione di potere, di sicurezza economica, di rapporti di forza globali. La transizione verde europea, spesso raccontata come un percorso tecnico e inevitabile, sta diventando una vera faglia geopolitica. E l’Italia, con la sua agricoltura di qualità, la sua dipendenza dagli input esteri e la fragilità dei suoi territori rurali, è uno dei Paesi più esposti.
La giornata del 18 maggio 2026 lo dimostra con chiarezza: mentre la Commissione Europea presenta il nuovo piano sui fertilizzanti e l’aula di Strasburgo si prepara al voto sulle NGT, fuori dal Parlamento centinaia di agricoltori italiani protestano contro l’ipotesi di estendere il CBAM al settore agricolo. Non è una protesta episodica: è il sintomo di una tensione crescente tra la velocità della transizione ecologica e la capacità reale delle aziende agricole di sostenerla.
Il CBAM, nato per evitare la concorrenza sleale da Paesi con standard ambientali più bassi, è diventato uno strumento di politica estera. L’Europa lo usa per esportare i propri standard climatici, ma Cina, India e Brasile lo percepiscono come protezionismo verde. L’Italia, che importa gran parte dei fertilizzanti e compete con Paesi extra‑UE a basso costo, rischia di trovarsi schiacciata tra due pressioni: da un lato la necessità di decarbonizzare, dall’altro l’aumento dei costi di produzione. Per molte aziende agricole italiane, soprattutto quelle medio‑piccole, il CBAM non è un principio astratto: è un potenziale moltiplicatore di costi in un settore già fragile.
Parallelamente, il nuovo Piano d’Azione europeo sui Fertilizzanti rivela una vulnerabilità strutturale dell’UE: la dipendenza da fornitori esterni. La crisi post‑2022 ha mostrato quanto l’Europa sia esposta alle oscillazioni dei mercati globali, dominati da Russia, Cina e Paesi del Golfo. Per l’Italia, che basa la propria competitività su produzioni ad alto valore aggiunto ma con margini ridotti, la sicurezza degli input agricoli è una questione di stabilità nazionale. Senza fertilizzanti accessibili, intere filiere — dal grano duro alla frutta, fino alle produzioni DOP — rischiano di perdere produttività.
Ma il dossier più strategico è quello delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT/TEA). Qui la posta in gioco è la sovranità tecnologica del cibo. Gli Stati Uniti hanno già deregolamentato molte tecniche; la Cina investe miliardi in genomica e agritech; l’Europa rischia di restare indietro. Il voto di Strasburgo può decidere se l’UE sarà un attore tecnologico o un semplice regolatore. Per l’Italia, il dilemma è ancora più complesso: da un lato la necessità di sviluppare varietà resistenti a siccità e parassiti — un’urgenza evidente in un Paese mediterraneo sempre più colpito dagli effetti del cambiamento climatico — dall’altro la tutela della biodiversità agricola, uno dei patrimoni più ricchi e delicati del mondo.
In questo quadro, il tema del biologico assume un valore geopolitico. L’Italia è leader europeo per superfici bio e ha costruito una parte della propria reputazione internazionale sulla qualità e sulla sostenibilità. Le nuove regole europee sulle presenze accidentali di sostanze non autorizzate rischiano di mettere in difficoltà migliaia di aziende italiane. La credibilità del marchio BIO non è solo un tema commerciale: è un asset strategico che influenza le esportazioni, il posizionamento del Made in Italy e la percezione globale della qualità italiana.
Mentre tutto questo accade a Strasburgo, a Roma la XIII Commissione Agricoltura lavora su pane, equidi e aree collinari. Temi apparentemente locali, ma che si inseriscono perfettamente nella cornice europea: etichettatura e trasparenza (Reg. UE 1169/2011), benessere animale e passaporto equino (Animal Health Law 2016/429), sviluppo rurale e PAC 2023–2027. L’Italia sta cercando di costruire un proprio modello di transizione, che tenga insieme qualità, tradizione e innovazione. Ma la sfida è enorme: i territori collinari e rurali, già fragili, rischiano di essere i primi a pagare il prezzo della trasformazione.
La domanda che attraversa tutto il dibattito è semplice e brutale: chi paga la transizione? Se la pagano gli agricoltori, esplode la protesta sociale. Se la pagano i consumatori, esplode il malcontento politico. Se non la paga nessuno, la transizione resta un esercizio retorico.
L’Italia si trova così in una posizione unica: è uno dei Paesi più vulnerabili, ma anche uno dei più capaci di trasformare la transizione in un’opportunità. La sua biodiversità, le sue filiere di qualità, la sua tradizione agricola e la sua centralità mediterranea possono diventare un vantaggio competitivo — ma solo se la transizione sarà accompagnata da una strategia nazionale chiara, da una diplomazia agricola più assertiva e da un ruolo più forte nei negoziati europei.
L’Europa sta cambiando rapidamente. L’Italia può subirne gli effetti o può contribuire a guidare il cambiamento. La partita è aperta, e si gioca ora, tra Strasburgo, Bruxelles e Roma.