(AGENPARL) - Roma, 13 Maggio 2026 - Non accenna a distendersi il clima diplomatico tra la Repubblica Islamica dell’Iran e la coalizione a guida statunitense. Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad tra il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, e il vicepresidente USA, JD Vance, Teheran torna a dettare le proprie condizioni attraverso le parole del viceministro degli Esteri per gli affari legali e internazionali, Kazem Gharibabadi.
I “requisiti minimi” di Teheran
In un duro post pubblicato su X, Gharibabadi ha delineato quelli che definisce i “principi chiari” per qualsiasi accordo serio e sostenibile:
- Cessazione permanente della guerra: L’Iran esige garanzie sulla non ripetizione del conflitto.
- Risarcimento dei danni: Teheran chiede ristoro per le perdite subite durante i 40 giorni di guerra iniziati lo scorso 28 febbraio.
- Fine dell’assedio e delle sanzioni: Il diplomatico ha definito “illegali” le misure coercitive attuali, chiedendone l’immediata revoca.
- Rispetto dei diritti sovrani: Condizioni ritenute in linea con la Carta delle Nazioni Unite e non “richieste massimaliste”.
L’attacco alla diplomazia americana
Gharibabadi ha apertamente criticato l’approccio di Washington, accusando gli Stati Uniti di utilizzare una “letteratura di umiliazione”. Secondo il viceministro, non è possibile discutere di stabilità regionale o cessate il fuoco mentre si intensificano le sanzioni e si fornisce supporto militare a chi alimenta l’aggressione.
Il contesto della crisi
La tensione resta altissima dopo l’assassinio dell’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei il 28 febbraio, evento che ha dato il via a un conflitto di 40 giorni. Nonostante il cessate il fuoco mediato dal Pakistan lo scorso 7 aprile, la distanza tra Teheran e Washington appare incolmabile, con l’Iran che rifiuta categoricamente qualsiasi forma di “coercizione mascherata da retorica diplomatica”.
https://en.irna.ir/news/86153056/Iran-outlines-principles-for-sustainable-resolution-to-crisis
