(AGENPARL) - Roma, 13 Maggio 2026 - Non solo economia, ma una vera alternativa politica al dominio occidentale. L’Ambasciatore iraniano in Cina, Abdolreza Rahmani Fazli, ha delineato i contorni della “profondità strategica” che lega Teheran a Pechino all’indomani della guerra del 2026, confermando che l’asse con il Dragone è il pilastro su cui l’Iran sta costruendo la sua resistenza diplomatica.
Il ruolo della Cina come “Portavoce” globale
Secondo Rahmani Fazli, la Cina non è solo un partner commerciale, ma l’unico attore capace di portare le istanze di Teheran al tavolo delle grandi potenze. I punti cardine della missione affidata a Pechino sono chiari:
- Fine definitiva del conflitto e consolidamento di un cessate il fuoco duraturo.
- Revoca immediata del blocco navale e sanzionatorio.
- Riconoscimento dei diritti legittimi dell’Iran nello scacchiere regionale.
Oltre il petrolio: il Partenariato Strategico
L’Ambasciatore ha ribadito che il Partenariato Strategico Globale (firmato nel 2021 con durata venticinquennale) ha ormai superato la dimensione materiale. “Questo documento riguarda il modo in cui l’Iran definisce il proprio ruolo in un ordine globale in continua evoluzione”, ha affermato Fazli. La cooperazione con Pechino dimostra concretamente che Teheran possiede “opzioni reali e partner importanti” per neutralizzare le pressioni di Washington.
L’iniziativa di pace Xi-Pakistan
Fazli ha inoltre rivelato il dietro le quinte della diplomazia cinese: Pechino ha lavorato incessantemente per mantenere aperti i canali di dialogo, promuovendo un’iniziativa di pace congiunta con il Pakistan che ha di fatto gettato le basi per i colloqui di Islamabad, supportata dalla proposta in quattro punti avanzata direttamente dal presidente Xi Jinping.
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