(AGENPARL) - Roma, 7 Maggio 2026 - Una nuova frattura strategica sembra emergere tra Stati Uniti e i loro storici alleati del Golfo. Secondo un’inchiesta pubblicata da NBC News, l’Arabia Saudita avrebbe bloccato il cosiddetto “Project Freedom”, il piano annunciato dal presidente Donald Trump per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso lo strategico Stretto di Hormuz sotto protezione militare americana.
Il progetto, presentato come una missione difensiva temporanea per proteggere la navigazione internazionale dalle minacce iraniane, sarebbe stato sospeso dopo meno di 48 ore a causa del rifiuto saudita di concedere l’utilizzo delle proprie basi aeree e dello spazio aereo nazionale alle operazioni statunitensi.
Il “Project Freedom” era stato annunciato da Trump con un messaggio su Truth Social, nel quale il presidente americano sosteneva di agire in risposta alle richieste di “paesi neutrali e innocenti” preoccupati per l’instabilità nello Stretto di Hormuz, punto di transito fondamentale per circa un quinto delle forniture energetiche mondiali.
Il progetto prevedeva l’impiego di cacciatorpediniere statunitensi, aerei da combattimento, droni e mezzi di sorveglianza per accompagnare le petroliere e le navi mercantili attraverso il Golfo Persico.
Il segretario alla Guerra Pete Hegseth aveva descritto l’operazione come:
“una missione difensiva, limitata e temporanea per proteggere il traffico marittimo innocente dall’aggressione iraniana”.
Secondo Hegseth, già nelle prime ore dell’operazione due navi avevano attraversato lo stretto sotto protezione americana, mentre “centinaia di altre” si preparavano al transito.
Dietro la brusca sospensione del progetto vi sarebbe però una forte irritazione da parte di Arabia Saudita.
Secondo le fonti NBC, Riyadh sarebbe rimasta sorpresa dall’annuncio pubblico dell’iniziativa e avrebbe comunicato rapidamente a Washington che la base aerea di Prince Sultan non sarebbe stata disponibile per sostenere le operazioni militari americane.
Inoltre, gli Stati Uniti non avrebbero ricevuto l’autorizzazione a utilizzare lo spazio aereo saudita per missioni legate al progetto.
Si tratta di una decisione estremamente significativa sul piano geopolitico, poiché il supporto logistico saudita rappresenta da decenni uno degli elementi centrali della presenza militare americana nel Golfo.
Secondo quanto riferito dalle fonti americane, Trump avrebbe contattato direttamente il principe ereditario Mohammed bin Salman per cercare di sbloccare la situazione.
La telefonata, tuttavia, “non avrebbe risolto il problema”.
Anche altri alleati regionali sarebbero rimasti spiazzati dall’iniziativa americana. Fonti diplomatiche hanno riferito che persino Qatar e Oman sarebbero stati informati solo a operazione già iniziata.
Dietro le riserve saudite potrebbe esserci un timore più profondo: la convinzione che gli Stati Uniti non siano realmente disposti a proteggere i loro alleati dalle ritorsioni iraniane.
L’ex agente dell’intelligence Aimen Dean ha sostenuto che gli Stati del Golfo non fossero contrari all’idea di rafforzare la sicurezza nello stretto, ma fossero piuttosto preoccupati dall’atteggiamento ambiguo dell’amministrazione Trump verso Teheran.
Secondo Dean, gli Emirati Arabi Uniti sarebbero rimasti delusi dalla risposta americana all’attacco iraniano contro l’area petrolifera di Fujairah, colpita da droni e missili.
“Gli Stati Uniti hanno sostanzialmente minimizzato l’accaduto”, ha affermato Dean, suggerendo che i partner regionali dubitino dell’affidabilità americana in caso di escalation diretta con l’Iran.
Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare il nodo strategico più delicato del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele.
L’Iran ha più volte minacciato di limitare il traffico marittimo in risposta alle pressioni militari ed economiche occidentali, mentre Washington considera la libertà di navigazione un interesse vitale per l’economia globale.
Il CENTCOM aveva definito il “Project Freedom” parte integrante dell’impegno americano per garantire la sicurezza regionale e il mantenimento del blocco navale contro Teheran.
L’ammiraglio Bradley Cooper aveva dichiarato:
“Il nostro sostegno a questa missione è essenziale per la sicurezza regionale e per l’economia mondiale”.
La vicenda rappresenta anche un possibile segnale del cambiamento nei rapporti tra Washington e le monarchie del Golfo.
Negli ultimi anni, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi della regione hanno cercato una maggiore autonomia strategica, mantenendo relazioni più pragmatiche sia con la Cina sia con la Russia, oltre ad avviare un dialogo diretto con Teheran.
Il rifiuto saudita di sostenere apertamente il “Project Freedom” potrebbe dunque riflettere la volontà di evitare un coinvolgimento diretto in una nuova escalation regionale, soprattutto in una fase in cui i Paesi del Golfo cercano stabilità economica e sicurezza energetica.
Nel frattempo, la sospensione dell’operazione americana evidenzia quanto sia fragile l’equilibrio geopolitico nel Golfo Persico e quanto il controllo dello Stretto di Hormuz continui a essere uno dei dossier più sensibili della politica internazionale.
