(AGENPARL) - Roma, 6 Maggio 2026 - "Il 6 maggio 1976 alle ore 21 il Friuli tremò per 59 interminabili secondi. 989 morti. 2.607 feriti. 137 comuni distrutti. Oltre 100mila persone senza più una casa. Paesi come Gemona, Venzone, Osoppo cancellati. Quella notte l'Italia scoprì la parola 'Orcolat': il mostro che, secondo la leggenda, vive sotto la terra friulana. Quella notte l'Orcolat uscì davvero. Oggi, alla Camera, abbiamo richiamato alla memoria quei tragici avvenimenti. Ma 50 anni dopo, siamo qui a ricordare non solo la tragedia. Siamo qui a ricordare cosa seppe fare un popolo". Lo ha detto il deputato di Fratelli d'Italia Marina Marchetto Aliprandi.
"il Friuli non chiese assistenzialismo. Chiese responsabilità. Nacque così il 'Modello Friuli': lo Stato centrale diede fiducia ai sindaci, i sindaci diedero fiducia ai cittadini. Per la prima volta l'emergenza fu gestita dal basso. Quel modello è ancora oggi la base della nostra Protezione Civile. Il Friuli disse 'dov'era e com'era'. Ricostruì pietra su pietra. 'Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese'. Prima il lavoro, poi la vita, poi l'identità. È per questo che oggi Venzone è Patrimonio UNESCO e Gemona è più bella di prima. Il Friuli insegnò all'Italia la prevenzione. Da quel terremoto nacquero le norme antisismiche, la mappatura del rischio, la cultura del 'pronti, non solo solidali'. Oggi onoriamo i 989 nomi che mancano all'appello. Ma onoriamo anche i vivi di allora: i sindaci che dormirono nelle tende, i volontari che scavarono a mani nude, gli alpini che portarono le prime brandine, le donne che tennero insieme le famiglie nelle baracche. Il Friuli si rialzò perché scelse la comunità prima dell'individuo. Le ore 21 di quel 6 maggio 1976 mi videro stringermi attorno ai miei tre figli e a mio marito, in un terrore che mi paralizzò".

