(AGENPARL) - Roma, 6 Maggio 2026 - Non c’è solo la guerra al confine: all’interno dello Stato di Israele la violenza sta raggiungendo livelli record. Mercoledì, nella città di Qalansawe, un altro agguato mortale ha stroncato la vita di due giovani cugini, Mohammed Samir Zbarqa e Abdul Karim Abdul-Aziz Zbarqa, entrambi poco più che ventenni. Un terzo giovane è rimasto gravemente ferito.
I numeri di un’emorragia sociale
Con queste ultime vittime, il bilancio dei cittadini palestinesi di Israele uccisi dall’inizio del 2026 sale a 98. Un dato agghiacciante che segue il record nero del 2025 (252 morti). Oltre la metà delle vittime di quest’anno ha meno di 30 anni, a dimostrazione di una generazione decimata dalla criminalità organizzata e dalla diffusione delle armi.
L’accusa: “Polizia complice o incapace”
Le comunità locali sono in rivolta. Le proteste si moltiplicano nei villaggi e nelle città, con un’accusa precisa rivolta al governo e alle forze dell’ordine israeliane: fallimento deliberato nel proteggere le minoranze. Molti leader locali accusano il Ministero della Sicurezza Nazionale, guidato da Itamar Ben Gvir, di aver trascurato sistematicamente la sicurezza nelle zone arabe, permettendo al crimine organizzato di proliferare indisturbato.
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