(AGENPARL) - Roma, 6 Maggio 2026 - *L'unica cosa che cresce è il lavoro povero*
"Il ministro Adolfo Urso ha dimostrato, ancora una volta, di avere una idea
di politica industriale ferma al secolo scorso quando invece sarebbe
necessaria una visione di lungo periodo ed evitare il solo interventismo
statale a posteriori sui singoli tavoli di crisi; sarebbe necessario anche
prevedere una ristrutturazione industriale più profonda con una logica di
orientamento dell'industria verso l'innovazione e la digitalizzazione". Lo
dicono Giulia Pastorella, deputata e vice presidente di Azione, e Antonio
D'Alessio, deputato di Azione, commentando la risposta del ministro
dell'Imprese e del made in Italy al question Time alla Camera.
"Secondo dati Ocse – proseguono i deputati di Azione – siamo l'unico Paese
nel quale tra il 1990 e il 2020 i salari reali sono diminuiti del 2,9 per
cento, a fronte di una media Ocse che li ha visti crescere di oltre il 32
per cento. Le ragioni sono strutturali e non dipendono solo dall'inflazione
degli ultimi anni né dall'attuale crisi dei prezzi energetici. I salari
italiani sono fermi da oltre tre decenni perché la stagnazione riguarda la
produttività del lavoro con un incremento medio annuo sei volte inferiore
rispetto alla media dell'Unione europea. La produttività è legata anche
alla digitalizzazione e all'innovazione, ma vediamo che il governo ha per
esempio escluso i servizi cloud dai beni inclusi nell'iperammortamento. Una
vera politica industriale non può prescindere da un approccio sistemico che
affronti i divari territoriali e che supporti la creazione di competenze e
la necessità di investimenti in ricerca senza surrogare con incentivi a
pioggia mal studiati e peggio implementati, come è stato, ad esempio, il
caso di Transizione 5.0".
