(AGENPARL) - Roma, 5 Maggio 2026 - Il governo della Corea del Sud mantiene una posizione di estrema prudenza circa l’adesione a “Project Freedom”, la missione a guida statunitense per la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Nonostante le pressioni di Washington, Seul ha dichiarato di voler basare la propria decisione sul diritto internazionale, sulla sicurezza delle rotte marittime e sulla stabilità della Penisola Coreana.
Il nodo dell’Assemblea Nazionale
Il Ministero della Difesa sudcoreano ha confermato l’apertura di tavoli tecnici con partner internazionali, tra cui Gran Bretagna e Francia, per sostenere la riapertura dello Stretto. Tuttavia, l’invio di unità navali da guerra viene considerato una “ultima ratio”: trattandosi di una zona di guerra attiva, l’operazione necessiterebbe del via libera formale dell’Assemblea Nazionale, un passaggio politico complesso che Seul preferirebbe evitare in questa fase.
Giallo sulla nave danneggiata
Resta aperto il fronte della tensione diplomatica sulla dinamica dell’incidente navale avvenuto nelle scorse ore. Mentre il Presidente USA, Donald Trump, ha puntato il dito contro Teheran parlando apertamente di un “proiettile iraniano” che avrebbe colpito un’imbarcazione sudcoreana, il governo di Seul mantiene un profilo più misurato. Le autorità coreane hanno confermato l’esplosione, localizzata sul lato sinistro della sala macchine, ma hanno precisato che le cause sono ancora “sotto inchiesta”, evitando di avallare immediatamente la versione della Casa Bianca.
