(AGENPARL) - Roma, 2 Maggio 2026 - Giuseppe Spinelli Presidente Rete Informazione e Legalità APS e Giornalista
Viviamo in un’epoca di profonda instabilità.
Mentre i conflitti internazionali ridisegnano i confini geopolitici e scuotono i
mercati globali, l’onda d’urto di questa crisi arriva direttamente nelle case
degli italiani, sotto forma di inflazione e tassi d’interesse insostenibili. In
questo scenario di “economia di guerra”, il rapporto tra istituti di credito e
correntisti è diventato una trincea dove a mancare è la certezza del diritto.
Per questo, come Presidente di RETE ARIL – APS e giornalista, ho inviato
già da tempo una proposta (concreta) di normativa urgente alla Presidenza
del Consiglio e ai Ministeri competenti. Chiediamo un intervento immediato
(D.L. o DPCM) per rendere l’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP)
obbligatorio nelle controversie bancarie.
L’Asimmetria: Chi vince e chi perde
In questa tempesta perfetta, i ruoli sono tristemente definiti:
Chi perde: Sono le famiglie e le piccole medie imprese (PMI). Già
schiacciate dai costi energetici e dalle incertezze produttive legate ai conflitti,
si ritrovano spesso a pagare interessi che superano i limiti legali o pattuiti.
Per loro, oggi, chiedere giustizia è una “lotteria”: i magistrati spesso rigettano
le perizie tecniche definendole “esplorative”, privando il cittadino dell’unico
strumento per provare anatocismo o usura.
Chi guadagna: Sono i grandi istituti di credito. L’attuale incertezza dei
processi e la discrezionalità dei giudici nel negare le consulenze tecniche
d’ufficio (CTU) fungono da “scudo legale” per le banche, permettendo loro di
trattenere somme indebite per anni, contando sulla rinuncia dei correntisti
sfiancati dai tempi e dai costi della giustizia ordinaria.
La proposta: Lo “Scudo Tecnico” per i cittadini
Non possiamo permettere che la crisi internazionale diventi l’alibi per
un’ingiustizia domestica. Ispirandoci alla riforma del “Decreto Giustizia” (D.L.
117/2025), proponiamo che l’ATP diventi una condizione di procedibilità.
Vogliamo trasformare il processo da una sfida di “potere” a una verifica di
“fatti”:
- Stop alla discrezionalità: L’accertamento dei numeri deve essere un
atto dovuto, non un favore concesso dal Giudice. - Trasparenza immediata: Tempi certi (90 giorni) per stabilire la verità
contabile. - Deflazione del contenzioso: Se i numeri parlano subito, la
conciliazione diventa l’unica via logica, risparmiando anni di cause
inutili.
La Giurisprudenza ci dà ragione: verso il ricalcolo al tasso BOT
La nostra proposta non nasce nel vuoto, ma cavalca un’onda di sentenze
che, dopo la storica Cassazione SS.UU. 15130/2024, sta portando i tribunali
di tutta Italia a condannare le banche alla restituzione di circa il 70% degli
interessi pagati, applicando il ricalcolo al tasso BOT.
È una direzione ormai tracciata da numerosi uffici giudiziari che stanno
tutelando il diritto alla corretta indagine contabile:
Tribunali di merito: Padova (Sent. 605/2025), Vicenza (2024/2024),
Bari (4259/2024), Napoli (1071/2025), Roma (9363/2025), Teramo
(1234/2025), Massa (679/2025), Potenza (2306/2025) e Brescia
(5311/2025).
Corti d’Appello: Cagliari (120/2025) e Bari (1242/2025).
Un impegno di civiltà
“In un momento di crisi globale, standardizzare l’accertamento tecnico è
l’unico modo per sanzionare le pratiche scorrette e consolidare lo Stato di
Diritto”, dichiarano l’Avv. Enrico Bartolini (Presidente Comitato Tecnico
Scientifico) e il sottoscritto.
Non è solo una questione di codici, è una questione di sopravvivenza
economica per il tessuto produttivo italiano. Il Governo ha ora il dovere di
decidere da che parte stare: se con la trasparenza dei numeri o con l’opacità
dei privilegi.
