(AGENPARL) - Roma, 27 Aprile 2026 - Una grave epidemia di Morbillo sta colpendo il Darfur orientale, in Sudan, causando decine di morti e centinaia di contagi in un contesto già segnato da guerra, sfollamenti e collasso del sistema sanitario.
Secondo fonti locali, nella città di Labado — circa 12.000 abitanti tra residenti e sfollati — almeno 70 persone sarebbero morte e circa 1.000 contagiate dall’inizio di marzo. Le autorità sanitarie statali riportano numeri inferiori, parlando di circa 300 casi e 26 decessi, ma la situazione sul campo appare ben più grave.
Famiglie senza cure né vaccini
Il racconto di Hawa Adam, madre di 37 anni, sintetizza la tragedia: suo figlio Ali, di due anni, si è ammalato a fine febbraio ed è morto dopo appena due giorni.
“Pensavo fosse una delle solite malattie infantili. Non avrei mai immaginato di perderlo così”, ha dichiarato.
La donna attribuisce la morte del figlio alla totale assenza di assistenza sanitaria: mancano vaccini, medici e strutture funzionanti. Molti operatori sanitari hanno lasciato la regione dopo lo scoppio del conflitto, costringendo chi può a cercare cure all’estero, in Paesi come Sud Sudan o Uganda.
Un’epidemia fuori controllo
Secondo Mohamed Abdel Aziz, coordinatore dell’unità di crisi locale, il contagio ha colpito almeno 12 quartieri di Labado. L’epidemia sarebbe stata individuata quasi per caso, durante visite porta a porta effettuate da volontari.
“La metà delle famiglie visitate segnalava casi di morbillo”, ha spiegato.
Nel frattempo, il direttore sanitario regionale Jabir al-Nadeef ha confermato la diffusione della malattia in quattro distretti, sottolineando però che i dati ufficiali sono inferiori rispetto a quelli raccolti sul campo.
Sistema sanitario al collasso
Il collasso del sistema sanitario è uno dei principali fattori alla base della crisi. Le scorte di medicinali nei centri pubblici si sono esaurite già a febbraio, mentre i pochi farmaci disponibili nelle farmacie private sono troppo costosi per la maggior parte della popolazione.
I trattamenti di base, come i fluidi per via endovenosa o gli antibiotici, possono costare cifre proibitive per famiglie già impoverite dalla guerra.
Molti sono costretti a ricorrere a rimedi tradizionali, spesso inefficaci. Interi nuclei familiari sono stati colpiti contemporaneamente, con più decessi registrati nello stesso quartiere o tra parenti stretti.
Vaccinazioni interrotte e rischio sanitario crescente
Secondo UNICEF, i primi casi dell’attuale epidemia risalgono a gennaio, quando il conflitto ha interrotto le campagne vaccinali, danneggiato le strutture sanitarie e costretto il personale medico alla fuga.
La copertura vaccinale contro il morbillo è crollata al 46%, mentre quella per le vaccinazioni di routine è scesa al 48% nel 2024, compromettendo anni di progressi nella salute infantile.
Le forniture di vaccini, arrivate dal Ciad solo ad aprile, hanno permesso l’avvio di una campagna di immunizzazione, ma per molte famiglie l’intervento è arrivato troppo tardi.
Una crisi umanitaria aggravata dalla guerra
La situazione è aggravata dall’insicurezza diffusa, dagli sfollamenti e dai danni alle infrastrutture sanitarie, che ostacolano ogni risposta efficace all’emergenza.
Secondo le agenzie umanitarie, il rischio è che malattie precedentemente sotto controllo tornino a diffondersi rapidamente, con conseguenze devastanti per la popolazione più vulnerabile.
“Chi non ha soldi muore”
Le parole di Hawa Adam riassumono la drammaticità della crisi: “Avrebbero potuto essere ancora vivi. Chi non ha soldi muore in Darfur”.
Una frase che riflette una realtà sempre più diffusa, in cui la combinazione di guerra, povertà e assenza di servizi essenziali sta trasformando una malattia prevenibile in una tragedia umanitaria.