(AGENPARL) - Roma, 26 Aprile 2026 - Abbas Araghchi prosegue verso Mosca per una missione già in calendario che oggi assume i contorni di una vera sfida esistenziale. Il segnale che arriva dalla Russia, però, non è solo diplomatico, ma suona come un pesante avvertimento militare: proprio nelle ore del volo di Araghchi, Alexey Pushkov, figura chiave del Consiglio della Federazione russa, ha ricordato al mondo che Teheran non è un bersaglio facile.
Secondo Mosca, l’Iran si prepara a questo scontro da decenni, occultando le proprie infrastrutture missilistiche nel sottosuolo, in bunker virtualmente inattaccabili, e disponendo di un arsenale che conta decine di migliaia di droni e missili. Per la Russia, quella dell’Iran è una “guerra di sopravvivenza” che Teheran combatterà fino all’ultimo, a differenza degli Stati Uniti per i quali il conflitto resta una “guerra di scelta”, un’opzione politica che molti, a Washington, iniziano già a contestare a Trump.
Araghchi a Mosca non cerca quindi solo sponda politica, ma coordina la resistenza di un asse che si sente pronto all’impatto. Se il Pentagono stringe il cappio attorno a Hormuz, la Russia risponde ricordando agli americani che il prezzo del conflitto potrebbe essere insostenibile. La partita non è affatto chiusa: mentre la diplomazia occidentale resta alla finestra, l’asse Mosca-Teheran alza il tiro, trasformando il viaggio di Araghchi nel sigillo di una deterrenza che Trump non può più ignorare.
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