(AGENPARL) - Roma, 25 Aprile 2026 - Mentre a Islamabad si attende l’avvio formale dei colloqui tra gli inviati USA e la delegazione iraniana, cresce l’allarme economico tra le monarchie del Golfo. Il perdurante stato di tensione e le restrizioni alla navigazione nello Stretto di Hormuz stanno provocando perdite drammatiche nei ricavi delle esportazioni petrolifere.
Secondo i dati più recenti, gli Emirati Arabi Uniti hanno visto i propri introiti settimanali crollare al 20-30% rispetto ai livelli pre-crisi. Situazione ancora più critica per Qatar, Kuwait e Bahrain, dove il calo dei ricavi ha toccato l’80%. Solo l’Arabia Saudita e l’Oman sono riusciti a limitare i danni grazie alla posizione strategica dei loro porti situati al di fuori dello Stretto.
Oltre al danno economico immediato, i leader del Golfo esprimono forte preoccupazione per l’ipotesi che Teheran possa imporre “pedaggi” o tasse di transito per la navigazione nello Stretto di Hormuz. Una misura che, secondo gli analisti, rappresenterebbe un precedente pericoloso per la libertà di navigazione internazionale. I Paesi del Golfo chiedono ora che le loro necessità economiche e la sicurezza delle rotte commerciali diventino un punto centrale di qualsiasi futuro accordo tra Washington e Teheran.
