(AGENPARL) - Roma, 24 Aprile 2026 - Mentre i riflettori della diplomazia internazionale sono puntati sulla missione statunitense di Steve Witkoff a Islamabad, da Mosca arriva una dichiarazione destinata a cambiare il peso specifico dei negoziati in corso. I vertici diplomatici della Shanghai Cooperation Organization (SCO), riuniti oggi sotto la presidenza del Vice-Ministro russo Andrey Rudenko, hanno lanciato un monito corale contro quelle che definiscono le “azioni aggressive di Stati Uniti e Israele contro l’Iran”.
Il “Muro” Eurasiatico
Il comunicato finale, diffuso dal Ministero degli Esteri russo e battuto in anteprima dalla TASS, non lascia spazio a interpretazioni: i membri della SCO (che includono giganti come Cina, India e lo stesso Pakistan) hanno espresso una “seria preoccupazione” per l’escalation bellica, chiedendo una risoluzione diplomatica immediata. Il punto di rottura con l’Occidente appare evidente nel richiamo a un “ordine mondiale multipolare e giusto”, dove il ruolo di coordinamento sia restituito alle Nazioni Unite, sottraendolo alle iniziative unilaterali di Washington.
L’Asse Mosca-Kabul
Oltre al dossier iraniano, le consultazioni hanno segnato un’accelerazione sul fronte afghano. La SCO ha confermato la volontà di riprendere un “dialogo pragmatico” con le autorità di Kabul (SCO-Afghanistan Contact Group), mossa che punta chiaramente a blindare la sicurezza del quadrante eurasiatico ed escludere ogni ulteriore interferenza esterna.
Analisi del Rischio
Il tempismo della dichiarazione di Mosca mette in seria difficoltà la posizione del Pakistan, Paese membro della SCO che proprio in queste ore ospita i mediatori americani. Il documento firmato dai diplomatici della Shanghai Organization funge, di fatto, da “scudo politico” per Teheran, rendendo la missione di Witkoff a Islamabad estremamente più complessa: l’Iran, agli occhi di Mosca e Pechino, non è un attore isolato ma un tassello fondamentale dell’architettura di sicurezza asiatica.
https://tass.com/politics/2122285
