(AGENPARL) - Roma, 23 Aprile 2026 - Mentre il Medio Oriente brucia e i prezzi del petrolio schizzano, la diplomazia sportiva lancia un siluro che tocca da vicino il cuore degli italiani. Paolo Zampolli, inviato speciale del Presidente Trump, ha ufficialmente suggerito alla Casa Bianca e a Gianni Infantino (FIFA) di escludere l’Iran dai Mondiali 2026, ripescando al suo posto la Nazionale italiana.
Il pedigree contro la guerra.
“Sarebbe un sogno vedere gli Azzurri in un torneo ospitato dagli Stati Uniti”, ha dichiarato Zampolli al Financial Times. La giustificazione tecnica risiede nei quattro titoli mondiali dell’Italia, un blasone che servirebbe a colmare il vuoto lasciato da un Iran ormai nel caos dopo l’operazione militare USA-Israele del 28 febbraio scorso. Sebbene il Ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamali, abbia timidamente accennato a una possibile partecipazione per “garantire la sicurezza del team”, la realtà di un Paese sotto attacco rende la presenza del “Team Melli” quasi impossibile sul suolo americano.
Tra etica e opportunità.
L’Iran era stato inserito nel Gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, con tutte le partite previste negli Stati Uniti. La proposta di Zampolli, se da un lato accende le speranze dei tifosi italiani, dall’altro solleva interrogativi etici profondi: può l’Italia accettare un “invito” nato dalle ceneri di un conflitto bellico che ha decimato i vertici di una nazione?
Il dilemma di Infantino.
La FIFA si trova ora tra l’incudine e il martello. Da una parte la volontà di mantenere il calcio “neutrale” (come dichiarato in precedenza da Infantino), dall’altra la pressione di Washington per estromettere definitivamente Teheran da ogni vetrina globale. Se l’Italia dovesse accettare, il Mondiale 2026 diventerebbe ufficialmente il più politico della storia.
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