(AGENPARL) - Roma, 20 Aprile 2026 - “L’approvazione da parte della Commissione dell’Informazione del CNEL, all’unanimità delle sue componenti, della riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro segna un passo avanti importante nella costruzione di un quadro trasparente che permetta di meglio separare i contratti più rappresentativi dai contratti che alimentano fenomeni di dumping contrattuale, finalizzato alla ulteriore compressione di salari e diritti. Questa separazione è anche di sicuro aiuto per l’identificazione dei contratti da applicare negli appalti e negli affidamenti da parte delle stazioni appaltanti. Un passo avanti significativo ma che non deve essere considerato come risolutivo e tanto meno come sostitutivo della definizione, anche normativa, non più prorogabile, del concetto di rappresentatività e della sua misurazione, per le associazioni datoriali come per quelle sindacali. Una definizione, da costruire sulla base dell’accordo cui lavorano le parti sociali, e che non può essere in alcun modo surrogata dal concetto di ‘contratti più diffusamente applicati’, come era invece nelle intenzioni della delega al governo sul salario minimo, voluta da questa maggioranza e giustamente abbandonata per l’opposizione delle parti sociali. Per l’ennesima volta va infatti sottolineato che, mentre oggi i contratti comparativamente più rappresentativi sono anche quelli maggiormente applicati, adottare quest’ultimo criterio per identificare i contratti di riferimento porterebbe ben presto a dare alla sola parte datoriale, anche al di fuori delle associazioni di rappresentanza, il potere di determinare, unilateralmente quali devono essere i contratti di riferimento (contratti leader). Esponendo così lavoratori e lavoratrici a vedersi riconosciuti minori tutele e minori salariali.”
Così in una nota Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria nazionale del Pd.