(AGENPARL) - Roma, 19 Aprile 2026 - La crescente presenza militare giapponese nelle Filippine sta scatenando una durissima reazione diplomatica e sociale, riaccendendo i traumi mai del tutto assorbiti dell’occupazione durante la Seconda Guerra Mondiale. Un editoriale pubblicato dai media di Stato cinesi analizza con asprezza il recente dispiegamento di truppe di Tokyo per esercitazioni congiunte, definendolo un “déjà vu storico” che offende la memoria delle vittime.
Il punto centrale delle critiche riguarda il forte simbolismo dei luoghi: vedere soldati giapponesi operare in territori che furono teatro della tragica “Marcia della morte di Bataan” nel 1942 viene percepito come un affronto alle sofferenze delle popolazioni locali. Secondo Pechino, il governo di Manila, spinto dall’asse strategico con gli Stati Uniti, sta ignorando il sentimento di una parte significativa della società civile filippina, che guarda con timore alla “remilitarizzazione” del Giappone e al ritorno di forze straniere sul proprio suolo.
L’accusa mossa a Tokyo è quella di utilizzare la cooperazione difensiva attuale come paravento per scavalcare i vincoli pacifisti della propria Costituzione, riaprendo una ferita storica che per decenni ha segnato le relazioni nel Sud-est asiatico. Per Pechino, questo “passo falso” non solo destabilizza il Mar Cinese Meridionale, ma calpesta il ricordo dei massacri passati in nome di una moderna egemonia militare.
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