(AGENPARL) - Roma, 14 Aprile 2026 - Il “lucchetto” di Donald Trump sullo Stretto di Hormuz mostra le prime, pesanti crepe diplomatiche e tecniche. Mentre la Casa Bianca ribadisce su Truth Social l’ordine di “eliminare” ogni minaccia, i dati satellitari di LSEG (London Stock Exchange Group) — il colosso globale che gestisce i dati della Borsa di Londra e il monitoraggio navale di precisione — certificano il successo della missione della petroliera Rich Starry, ormai fuori dal raggio d’azione della Quinta Flotta.
Il fattore saudita: Riad frena Washington
L’indiscrezione più pesante delle ultime ore riguarda il ruolo dell’Arabia Saudita. Secondo fonti dell’intelligence finanziaria e diplomatica, Riad avrebbe esercitato forti pressioni sul Pentagono per evitare l’uso della forza. Il timore dei sauditi è l’effetto domino: un attacco americano a Hormuz spingerebbe Teheran a chiudere per ritorsione il passaggio di Bab al-Mandeb, sigillando l’unica via di fuga rimasta per il greggio di Riad verso l’Europa attraverso il Mar Rosso.
LSEG: la “firma” tecnica della forzatura
Le rilevazioni di LSEG (che integra i sistemi di tracciamento satellitare Refinitiv) non lasciano spazio a interpretazioni: la Rich Starry ha sfruttato una finestra di incertezza operativa, completando il transito mentre il dispositivo militare USA era impegnato a gestire la crisi diplomatica con i partner del Golfo. Il mancato sequestro dell’unità, nonostante le sanzioni pendenti sulla proprietà cinese, segna un punto a favore di Pechino nella gestione della sicurezza energetica globale e mette a nudo la fragilità della strategia di “massima pressione” americana.
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