(AGENPARL) - Roma, 9 Aprile 2026 - Il colonnello pilota americano dell’F-15E Strike Eagle era stato abbattuto dalla contraerea delle guardie della rivoluzione iraniane, venerdì 3 aprile e risultava disperso.
Domenica 5 è giunta notizia che le unità di Combat Search and Rescue dell’US Air Force, con un intervento ad alto rischio e l’appoggio di elicotteri Black Hawk, scortati da aerei, hanno tratto in salvo l’ufficiale che si era nascosto ed al sicuro, avrebbe utilizzato il suo sistema di comunicazione criptato per fornire le coordinate GPS.
È il caso di ricordare che anche in Italia esiste qualcosa di simile per il recupero di piloti abbattuti in territorio avverso (C—SAR Combat Search And Rescue).
La notizia del difficile salvataggio ha avuto un risalto immediato sui quotidiani online, sui media e sui social per la straordinarietà della notizia e la complessità dell’intervento che poneva in luce la potenza militare fuori discussione e le capacità di intervento rapido degli USA.
Centinaia i commenti alla notizia che inducono domande e profonde amare riflessioni:
– chi ora salverà i milioni di bambini, donne, vecchi vittime innocenti ed incolpevoli di una guerra non voluta da loro?
– quali le vite da salvare e quali e quante ancora da sacrificare?
– quello stesso pilota ed altri suoi colleghi con i loro aerei hanno bombardato e ucciso migliaia di persone: donne, bambini e anziani!
– auspico un mondo dove le fabbriche delle armi siano definitivamente abolite. L’umanità ha tanti problemi da affrontare e potrebbe spendere meglio le proprie energie intelligenti. Utopia? Forse, ma mi piace sognare!
– neanche Dio potrà perdonare tali crimini!
Tali concetti condivisibili o meno pongono in evidenza alcuni “credo” fuorvianti:
– i militari eseguono ordini impartiti dalle S A legati alla missione da portare a termine;
– il disarmo è certamente un obiettivo auspicabile e sostenuto dalla società civile ma praticamente irrealizzabile per le resistenze determinate dalle strategie di sicurezza nazionale e all’equilibrio del “ terrore” tra le grandi potenze;
– il Trattato sulla non proliferazione nucleare (TNP) del 1975 mirava a limitare la diffusione delle armi nucleari. L’Italia ha firmato il TNP ma la presenza di testate USA rientra nell’alleanza atlantica. Sono circa 70-90 bombe nucleari tattiche del tipo B61 presenti nella base USAF di Aviano e di Ghedi. La presenza di tali ordigni costituisce un caposaldo della politica di sicurezza atlantica italiana;
– il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) e la loro successiva completa eliminazione, è stato adottato da una conferenza delle Nazioni Unite a luglio del 2017, è entrato in vigore a gennaio del 2021. Al TPNW che rende illegali le armi nucleari, hanno aderito oltre 80 Stati ma non è stato firmato dalle potenze nucleari (USA, Russia, Cina, Francia, Regno Unito) né dai membri NATO – Italia inclusa, per gli impegni NATO che includono la condivisione nucleare.
La guerra è un conflitto armato caratterizzato da violenza e uso delle armi, esiste da sempre è orribile, da proscrivere ma sempre ci sarà.
I militari appartenenti alle Forze Armate Italiane tutte – circa 200.000 unità (Esercito, Marina, Aeronautica e Arma dei Carabinieri) operano su base professionale per la sicurezza interna ed esterna e combattono la guerra, non la amano, al pari dei Vigili del fuoco che non amano certo il fuoco o le calamità naturali.
Nel caso specifico, il conflitto in Iran si basa sulla volontà dichiarata da parte degli USA e di Israele di smantellare il programma nucleare iraniano, fermare le note formazioni terroristiche (Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza e gli Houthi in Yemen…alimentate da sempre dall’Iran) e tentare un cambio di regime i cui capi con i guardiani della rivoluzione hanno decimato la popolazione dissidente ed affamato il popolo. Gli USA mirano altresì a ridurre l’influenza iraniana, russa e cinese nella regione per gli interessi statunitensi in Medio Oriente, mentre invece Israele considera l’Iran una minaccia esistenziale.
Fino ad oggi in Iran non ci sono stati bombardamenti indiscriminati ma mirati a neutralizzare i funzionari iraniani, i comandanti delle Guardie della Rivoluzione Islamica – i Pasdaran- e gli scienziati nucleari. Lo scopo è altresì quello di ridurre le difese aeree iraniane, di distruggere la produzione di missili balistici e di crociera per limitare le capacità di risposta ed infine di colpire le aree portuali del Golfo e le infrastrutture energetiche per destabilizzare l’economia iraniana ed il suo export petrolifero.
Questi i fatti!
La tregua della scorsa notte con un piano in 10 punti offre uno spiraglio per il cessate il fuoco definitivo subordinato alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
La domanda rimane valida ed attuale: quali sono le vite da salvare e quelle da sacrificare?
“ DOMANI È UN ALTRO GIORNO”!
Ferdinando Guarnieri