(AGENPARL) - Roma, 8 Aprile 2026 - La notte che ha rischiato di segnare il punto di non ritorno per la stabilità globale si è chiusa con un verdetto diplomatico che sposta l’asse del potere lontano dall’Europa. Nella notte pulsante europea la storia veniva scritta a Islamabad. La tregua di due settimane strappata a Donald Trump è una vittoria totale della diplomazia pakistana, l’unica capace di parlare il linguaggio di Mar-a-Lago e di offrire una via d’uscita onorevole a un conflitto che pareva inevitabile.
Il successo della mediazione non è figlio di “facilitazioni” europee o di viaggi a Doha, ma di una triangolazione serrata che ha visto protagonisti il Premier Shehbaz Sharif e il Field Marshal Asim Munir. È stata la loro iniziativa diretta, culminata in un piano in dieci punti presentato all’inviato speciale Steve Witkoff, a convincere Trump che la proposta iraniana fosse una “base praticabile” per fermare la macchina bellica. Il Pakistan ha garantito ciò che nessuno in Occidente poteva offrire: la riapertura completa e immediata dello Stretto di Hormuz e un meccanismo di monitoraggio nucleare che Trump ha definito “perfettamente sotto controllo” – probabilmente grazie all’avallo del garante russo? -, offrendo a Washington quella certezza tecnica necessaria a sospendere l’attacco.
A notte fonda Islamabad è diventata la nuova Ginevra. Le delegazioni di Washington e Teheran sono già attese in Pakistan per venerdì 10 aprile, data d’inizio dei colloqui che dovranno trasformare questo cessate il fuoco bilaterale in una pace duratura. Onore dunque a chi ha avuto la sapienza di agire nel momento del buio pesto, mentre gli altri si limitavano a guardare i monitor sperando che non fosse la fine.