(AGENPARL) - Roma, 8 Aprile 2026 - C’è un atollo nell’Oceano Indiano che oggi racconta quanto sia fragile la nostra sicurezza. Diego Garcia, la base che il Pentagono considerava inattaccabile, è finita nel mirino. Il 20 marzo scorso l’Iran ha alzato la posta: due missili balistici hanno percorso oltre 4.000 chilometri per colpire il cuore della logistica USA. Sebbene la difesa abbia retto, il messaggio del Wall Street Journal è un colpo a freddo per l’Occidente: se Teheran può colpire le Chagos, la sua tecnologia può minacciare direttamente il territorio europeo.
L’attacco non è solo una sfida militare, ma un’incognita politica che pesa sull’accordo siglato a febbraio. Dopo i colloqui tra Keir Starmer e Donald Trump, sembrava che la diplomazia avesse trovato la quadra: sovranità delle isole alle Mauritius, ma gestione militare blindata agli anglo-americani per 99 anni. Trump aveva dato un “via libera” faticoso, scommettendo sulla stabilità dell’area. Ma l’ombra dei missili di marzo mette ora quel patto sotto una luce diversa: la diplomazia può davvero garantire la sicurezza di una base che l’Iran ha dimostrato di poter colpire a suo piacimento?
Mentre Londra e Washington valutano la tenuta del trattato, il Financial Times evidenzia i costi dell’operazione: un impegno da 35 miliardi di sterline per una base che ha perso la sua aura di invulnerabilità. Sullo sfondo resta l’ombra della Cina, pronta a sfruttare ogni crepa nella sovranità delle Mauritius per avvicinarsi ai segreti dell’atollo.
Siamo in una fase nuova. Con il “diritto di rappresaglia” già sul tavolo del Pentagono, la tregua diplomatica di inizio anno deve affrontare la prova della realtà. Il santuario è violato, e la politica dovrà decidere in fretta se il vecchio accordo sia ancora lo scudo adatto per la guerra di domani.
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