(AGENPARL) - Roma, 7 Aprile 2026 - La produzione petrolifera in Medio Oriente ha subito un drastico calo stimato in 7,5 milioni di barili al giorno nel marzo 2026, secondo quanto riferito dalla Energy Information Administration (EIA), l’agenzia statunitense per l’informazione energetica.
Alla base della contrazione vi sono le limitazioni ai flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle principali arterie energetiche globali. “I flussi di petrolio […] continuano a essere limitati, causando un rapido riempimento delle riserve nei Paesi che dipendono da questa via per le esportazioni”, ha spiegato l’agenzia.
Secondo le stime, diversi grandi produttori della regione — tra cui Iraq, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein — hanno dovuto interrompere parte significativa della produzione a causa delle difficoltà logistiche e commerciali.
L’EIA prevede inoltre un peggioramento nel breve termine: le interruzioni potrebbero salire fino a 9,1 milioni di barili al giorno nel mese di aprile. Tuttavia, lo scenario dipende fortemente dall’evoluzione del contesto geopolitico.
Nelle sue previsioni, l’agenzia ipotizza che il conflitto nella regione non si prolunghi oltre aprile e che il traffico nello Stretto di Hormuz riprenda progressivamente. In tal caso, le interruzioni della produzione scenderebbero a circa 6,7 milioni di barili al giorno a maggio, per poi tornare gradualmente a livelli vicini a quelli precedenti alla crisi entro la fine del 2026.
L’impatto di queste dinamiche non si limita al settore energetico: le restrizioni sull’offerta e l’aumento dei prezzi del petrolio rischiano di avere ripercussioni su scala globale, influenzando inflazione, trasporti e stabilità dei mercati internazionali.
