(AGENPARL) - Roma, 3 Aprile 2026 - L’appuntamento con i traguardi del PNRR di giugno 2026 non è più una proiezione statistica, ma un banco di prova finanziario per il Distretto della Corte d’Appello di Roma. Mentre le relazioni per l’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario dello scorso 31 gennaio delineano lo sforzo organizzativo per l’abbattimento del disposition time, i flussi di cassa del Ministero della Giustizia restituiscono l’immagine di un sistema che sconta ancora il peso di un’eredità cronica: quella dei risarcimenti.
Nel Lazio, l’arretrato non è solo un rallentamento procedurale; è una voce passiva che incide direttamente sui bilanci pubblici. I dati esposti dal Guardasigilli Carlo Nordio in sede di sindacato ispettivo a Montecitorio parlano chiaro: nei primi dieci mesi del 2025, la sola Corte d’Appello di Roma ha dovuto liquidare 40 istanze per ingiusta detenzione per un valore di 2.552.000 euro. Una cifra che colloca il distretto capitolino ai vertici della spesa nazionale, subito dopo le realtà del Mezzogiorno.
Questa “emorragia” finanziaria si inserisce in un contesto di bilancio già complesso. Il disegno di legge di assestamento 2025 ha evidenziato la costante necessità di rifinanziamento dei capitoli di spesa per gli indennizzi, con stime nazionali che superano i 23,8 milioni di euro. Per Roma, la sfida è doppia: centrare gli obiettivi di smaltimento dell’arretrato imposti dall’Europa e, contemporaneamente, arginare il costo erariale delle riparazioni che — secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione generale tra il 2017 e il 2025 — hanno visto lo Stato versare complessivamente 278,6 milioni di euro.
Il nodo resta il “fattore umano” e strutturale. Se da un lato la digitalizzazione e l’Ufficio per il Processo puntano a velocizzare i flussi, dall’altro le vacanze organiche e le criticità gestionali evidenziate durante l’assemblea solenne del 31 gennaio rimangono il vero “collo di bottiglia”. Senza una copertura adeguata delle piante organiche, l’innovazione tecnologica rischia di trasformarsi in un investimento a metà, lasciando insoluto il paradosso di un sistema che spende per risarcire ciò che non riesce a prevenire: il tempo irragionevole della giustizia.
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