(AGENPARL) - Roma, 24 Marzo 2026 - Un duro editoriale del Global Times mette in guardia l’Unione Europea contro l’ipotesi di una guerra commerciale con la Cina, definendola una strategia non solo inefficace, ma potenzialmente dannosa per gli stessi interessi europei.
Al centro della critica c’è un recente rapporto dell’Istituto dell’Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza (EUISS), che propone l’adozione di una “diplomazia basata sulla leva” nei confronti di Pechino. Secondo il documento, Bruxelles dovrebbe sfruttare la presunta dipendenza cinese dall’Europa in settori chiave come tecnologia e accesso ai mercati, arrivando anche a considerare un confronto commerciale diretto.
Una posizione che, secondo il quotidiano cinese, appare “aggressiva e intrisa di una mentalità a somma zero”, oltre che fondata su pregiudizi politici. L’accusa è chiara: simili approcci rischiano di spingere i rapporti tra Cina e UE verso uno scontro inutile e controproducente.
Apertura contro protezionismo: due visioni a confronto
L’editoriale respinge inoltre l’idea, contenuta nel rapporto EUISS, che la Cina abbia ignorato le preoccupazioni europee. Al contrario, Pechino rivendica una crescente apertura economica:
- eliminazione delle restrizioni agli investimenti stranieri nel settore manifatturiero,
- progressiva riduzione delle liste negative nei servizi,
- ampliamento delle importazioni attraverso piattaforme come la China International Import Expo,
- estensione dell’accesso senza visto a numerosi Paesi europei.
Secondo il Global Times, sarebbe piuttosto l’UE ad aver adottato negli ultimi anni misure protezionistiche, avviando indagini su aziende cinesi e limitando l’accesso al mercato in diversi settori strategici.
Numeri e narrazione: il nodo della crescita economica
Un altro punto critico riguarda la rappresentazione dell’economia cinese. Il rapporto europeo descrive la Cina come un sistema fragile, alle prese con problemi strutturali.
L’editoriale contesta questa lettura, sottolineando che durante il 14° Piano quinquennale (2021-2025) il PIL cinese ha superato i 140 trilioni di yuan, con una crescita media annua del 5,4%, contribuendo per circa il 30% alla crescita globale.
In contrasto, l’UE avrebbe registrato una crescita modesta nell’ultimo decennio, con la Germania – locomotiva economica del continente – in contrazione per due anni consecutivi. In questo scenario, un confronto diretto con Pechino rischierebbe, secondo il quotidiano, di indebolire ulteriormente l’economia europea.
Interdipendenza economica e rischi di rottura
L’editoriale insiste sulla profonda interdipendenza economica tra UE e Cina, ricordando che le due parti sono il secondo partner commerciale l’una dell’altra.
La Cina rappresenta un mercato fondamentale per settori europei come:
- industria automobilistica,
- macchinari di precisione,
- farmaceutica e chimica,
- manifattura avanzata.
Secondo questa logica, una guerra commerciale finirebbe per ritorcersi contro l’Europa stessa. Viene citato, ad esempio, il possibile impatto di una revisione del Cybersecurity Act europeo: l’esclusione di aziende cinesi in 18 settori potrebbe costare fino a 840 miliardi di euro.
Una cifra che solleva interrogativi concreti: chi pagherà questi costi? E quale sarà l’impatto sugli obiettivi europei di transizione verde e digitale?
Un’Europa sotto pressione geopolitica
Il Global Times sottolinea inoltre che l’UE si trova già in una posizione fragile sul piano geopolitico ed energetico.
Da un lato, la crisi ucraina continua a pesare sui bilanci europei, con costi energetici elevati. Dall’altro, le tensioni in Medio Oriente e i rapporti complessi con gli Stati Uniti aumentano l’incertezza. I prezzi del gas nell’UE sono cresciuti del 50%, con un aggravio di circa 3 miliardi di euro.
In questo contesto, l’idea di aprire un ulteriore fronte commerciale con la Cina viene definita “sconcertante”.
Protezionismo e regole internazionali
L’editoriale accusa infine Bruxelles di aver adottato politiche che contraddicono i principi del libero mercato, tra cui:
- restrizioni all’ingresso di aziende cinesi,
- condizioni come joint venture forzate,
- richieste di trasferimento tecnologico.
Tali pratiche, secondo il quotidiano, violerebbero le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e minerebbero la credibilità europea.
Conclusioni: “nessun vincitore nelle guerre commerciali”
Il messaggio finale è netto: le guerre commerciali non producono vincitori.
La Cina, si legge, non intende cercare lo scontro, ma è pronta ad affrontarlo se necessario. L’auspicio è che l’Unione Europea abbandoni la strada del protezionismo e scelga invece la cooperazione.
Per il Global Times, la posta in gioco è chiara: disaccoppiarsi dalla Cina significa, in ultima analisi, disaccoppiarsi dalle opportunità.
