(AGENPARL) - Roma, 24 Marzo 2026 - Le tensioni in Medio Oriente rischiano di trasformarsi in una crisi economica globale. È l’allarme lanciato dal ministro dell’Economia francese Roland Lescure, che ha parlato apertamente di un possibile “nuovo shock petrolifero” con effetti potenzialmente sistemici.
Intervenendo davanti alla Commissione Finanze dell’Assemblea Nazionale, Lescure ha evidenziato come le interruzioni nei flussi energetici provenienti dal Golfo stiano già producendo conseguenze concrete sui mercati.
“Questa situazione costituisce un nuovo shock petrolifero”, ha dichiarato, sottolineando l’impatto diretto delle tensioni geopolitiche sull’approvvigionamento energetico globale.
Il rischio di una crisi sistemica
Il ministro ha messo in guardia soprattutto sulla durata della crisi. Se le perturbazioni dovessero prolungarsi, gli effetti potrebbero estendersi ben oltre il settore energetico.
“Se questo shock dovesse persistere per più di qualche settimana, la crisi potrebbe estendersi all’economia in modo più ampio e assumere, in definitiva, una natura più sistemica”, ha affermato.
Un’ipotesi che richiama scenari già vissuti in passato, quando l’aumento dei prezzi del petrolio ha innescato rallentamenti economici e tensioni inflazionistiche su scala globale.
Hormuz e le tensioni geopolitiche
Al centro della crisi c’è lo Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il transito energetico mondiale. Dall’inizio di marzo, la rotta risulta fortemente compromessa, con impatti su circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno.
La situazione è legata all’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran. L’offensiva lanciata il 28 febbraio contro Teheran ha provocato oltre 1.300 vittime e ha innescato una risposta iraniana con attacchi tramite droni e missili contro Israele e Paesi del Golfo.
Le tensioni hanno già spinto al rialzo i prezzi del petrolio e aumentato i costi di trasporto, con effetti immediati sui mercati internazionali.
Incertezza diplomatica
A complicare ulteriormente il quadro è l’incertezza sul fronte diplomatico. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, parlando di colloqui “molto positivi e produttivi” con Teheran.
Tuttavia, le autorità iraniane hanno negato che tali negoziati siano avvenuti, lasciando aperti interrogativi sulla reale evoluzione della crisi.
Europa sotto pressione
Per l’Europa, e in particolare per la Francia, il rischio è duplice: da un lato l’aumento dei costi energetici, dall’altro l’impatto sulla crescita economica.
Le parole di Lescure evidenziano la preoccupazione per un possibile effetto domino: energia più cara, inflazione in aumento, rallentamento dell’attività economica e maggiore instabilità finanziaria.
In un contesto già segnato da fragilità strutturali, un nuovo shock petrolifero potrebbe rappresentare un ulteriore fattore di pressione per le economie europee.
Un equilibrio sempre più fragile
Il monito del ministro francese si inserisce in un quadro globale caratterizzato da instabilità crescente, in cui le dinamiche geopolitiche influenzano direttamente i mercati e la vita economica.
Se le tensioni non si attenueranno rapidamente, il rischio è che la crisi energetica si trasformi in una crisi economica più ampia, con effetti duraturi su crescita, occupazione e stabilità dei sistemi finanziari.
