(AGENPARL) - Roma, 18 Marzo 2026 - La pandemia di Covid-19 ha rappresentato uno dei momenti più drammatici e complessi della storia recente del nostro Paese, lasciando dietro di sé non solo un altissimo numero di vittime, ma anche interrogativi profondi sulla gestione dell’emergenza e sulle responsabilità istituzionali. A distanza di anni, il tema della memoria assume un valore centrale: non come semplice esercizio commemorativo, ma come strumento essenziale di verità, giustizia e consapevolezza collettiva. In questo contesto si inserisce il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta, chiamata a fare luce su decisioni, omissioni e criticità che hanno segnato quel periodo.
In questa intervista, la Senatrice Cinzia Pellegrino affronta alcuni dei nodi più delicati emersi finora: dalla necessità di mantenere viva l’attenzione sulle responsabilità, alle incongruenze nella gestione della crisi, fino alle azioni concrete indispensabili per restituire dignità alle famiglie delle vittime. Uno sguardo che unisce dimensione umana e istituzionale, con l’obiettivo di trasformare l’esperienza della pandemia in un patrimonio di insegnamenti, affinché errori e fragilità non si ripetano in futuro.
Domanda. Senatrice, Lei ha parlato di memoria che non può svanire: cosa rischia il Paese se non si mantiene viva l’attenzione sulle responsabilità e sugli errori emersi durante la pandemia?
Cinzia Pellegrino. Ricordare significa, intanto, riconoscere che ci sono state delle vittime, e questo è significativo per la loro dignità e quella dei familiari.
Bisogna, poi, portare l’attenzione sulle responsabilità e sugli errori che sono stati fatti e che molto probabilmente hanno contribuito a molte morti. Anche questo è un’altra cosa che dobbiamo alle vittime. È un atto di giustizia nei loro confronti, una giustizia che aspettano ormai da troppo tempo.
In più, le responsabilità e gli errori a noi interessano perché, nel caso in cui malauguratamente — noi auspichiamo di no — ci dovessimo trovare un’altra volta nello stesso rischio, dovremmo capire come agire facendo tesoro di quanto accaduto.
Domanda. In merito al lavoro della Commissione d’inchiesta: quali sono, a oggi, le criticità più rilevanti che stanno emergendo e che secondo lei meritano maggiore attenzione nel dibattito pubblico?
Cinzia Pellegrino. Colgo l’occasione per ringraziare tutti quanti i colleghi della Commissione che stanno facendo un lavoro continuo, proficuo e di alto spessore.
Da questo lavoro emerge, innanzitutto, uno stato confuso della gestione della pandemia, dove non si capisce bene, al momento, chi facesse cosa e chi desse le direttive. Questo è un quadro disarmante, perché nessuno vorrebbe un governo che gestisce allo sbaraglio un’emergenza, qualunque essa sia.
In più, ci sono punti che fanno davvero rizzare i capelli. Uno, per esempio, è la storia di Miguel Martina, ex funzionario dell’Agenzia delle Dogane, il quale stava conducendo delle indagini sulle mascherine cinesi farlocche. Prima riceve minacce per sé e per la sua famiglia, poi è la Procura di Roma ad intervenire per bloccare le stesse indagini.
Un altro punto allarmante è quello del ruolo del sottosegretario Sileri. È possibile che non abbia mai saputo chi abbia scritto e diramato la famosa circolare sulla tachipirina e sulla vigile attesa? E che abbia appreso del primo caso di Covid — quello dei due coniugi cinesi contagiati — dalla moglie, che a sua volta lo aveva sentito in TV?
Domanda. Sul piano umano e istituzionale: quali azioni concrete ritiene necessarie per garantire verità e dignità alle famiglie delle vittime del Covid, oltre al lavoro di indagine parlamentare?
Cinzia Pellegrino. Credo che il primo passo sia riconoscere apertamente ciò che è accaduto. Parlare dei nostri cari, affrontare anche i lati più oscuri di quel periodo, è il modo più autentico per restituire dignità alle famiglie delle vittime del Covid. Il silenzio non è mai neutro: rischia di trasformarsi in rimozione, e la rimozione è l’opposto della giustizia.
Accanto al lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta — che sta facendo emergere incongruenze, scelte discutibili e criticità che meritano piena luce — servono azioni concrete.
Penso, ad esempio, alla necessità di garantire spazi pubblici di ascolto e confronto, senza etichette, dove le famiglie possano trovare non solo sostegno, ma anche risposte chiare e documentate. Serve, inoltre, un impegno da parte degli organi di informazione per diffondere i risultati della Commissione, perché troppo spesso questo lavoro serio e necessario non trova adeguata attenzione nel dibattito pubblico.
Ritengo, infine, fondamentale promuovere iniziative di approfondimento scientifico e tecnico sulle misure adottate e sulle alternative possibili, senza pregiudizi, affinché errori e omissioni non vengano mai più ripetuti. Solo così possiamo costruire una memoria collettiva che non sia rituale, ma viva, utile e rispettosa del dolore di chi ha perso tutto.
Ad esempio, se il controllo ingegneristico della qualità dell’aria negli spazi chiusi (tramite ventilazione, filtrazione e radiazione UV) è l’arma primaria per combattere i patogeni respiratori, allora poco utili sarebbero state misure come le mascherine all’aperto e il distanziamento.
Domanda. Tutta colpa dei medici?
Cinzia Pellegrino. Assolutamente no.
Molti professionisti hanno voluto cavalcare l’onda della pandemia per poter salire in cattedra e cercare l’applauso del pubblico sui social e in TV.
Altri, invece, rispondendo all’unico giuramento che non era quello del proprio ego ma quello di Ippocrate, hanno contravvenuto alle regole confuse e spesso discutibili dettate in quel momento dal Ministero, cercando di salvare vite umane.
Voglio ringraziare tutti quei medici che hanno iniziato a fare le autopsie nonostante le restrizioni e chi ha ignorato il protocollo della tachipirina e della vigile attesa, cercando con le proprie conoscenze e con i metodi disponibili di salvare vite.
A questi medici-eroi, e a tutti coloro che negli ospedali, con enormi difficoltà e spesso privi di strumenti indispensabili, hanno cercato di fare il proprio dovere tenendo a mente la tutela del bene supremo che è la vita, non possiamo che dire un grande e immenso:
GRAZIE.
