(AGENPARL) - Roma, 12 Marzo 2026 - Caro Direttore,
da semplice avvocato vorrei portare nel dibattito sulla giustizia alcune riflessioni basate su una mia esperienza personale.
Molti anni fa difesi un ragazzo arrestato per una vicenda legata a scontri tra tifosi. Trascorse un periodo tra carcere e domiciliari, quattro o cinque in tutto. Seguì un lungo processo non nella sua città; udienze, viaggi e spese per lui e per la famiglia. Impegnativo, ma alla fine arrivò l’assoluzione. La procura neppure fece appello. La procedura per l’ingiusta detenzione ci concluse con un risarcimento di due milioni e mezzo di lire; era prima dell’euro. Una cifra modesta. Lo Stato pagò e la vicenda si chiuse lì.
Fui particolarmente bravo a far assolvere un colpevole oppure il ragazzo era davvero innocente?
Non importa. Ma se fosse vera la prima ipotesi significherebbe che chi chiese il rinvio a giudizio non aveva valutato bene le prove e che forse l’arresto fu usato come strumento per tentare di ottenere una confessione. Se fosse vera la seconda, l’ingiustizia sarebbe ancora più grave.
Oggi gli importi riconosciuti sono più elevati. Ma nessuna somma potrà restituire la libertà perduta, la dignità, il discredito di un arresto, il carcere e i titoli dei giornali che restano per sempre online. L’arresto occupa pagine intere di cronaca. L’assoluzione resta confinata in poche righe.
C’è poi un dato che dovrebbe far riflettere. Ogni assoluzione è un errore giudiziario: è un processo che non doveva neppure iniziare.
I numeri sono noti. Dal 1991 a oggi in Italia circa trentamila casi di ingiusta detenzione costati allo quasi un miliardo di euro di risarcimenti. Tra il 2018 e il 2024 le persone risarcite sono state circa quattromilanovecento per un totale di oltre duecentoventi milioni di euro.
Sono cifre enormi. Con quei soldi si potrebbero assumere cancellieri, ristrutturare tribunali, acquistare attrezzature; migliorare il funzionamento della giustizia.
A questi costi vanno aggiunti quelli delle indagini, intercettazioni, forze dell’ordine impegnate in procedimenti che non solo non portano a una condanna, ma a risarcimenti.
Emerge, nello stesso periodo, una procura dove circa un terzo delle persone rinviate a giudizio è stato assolto già in primo grado. Nel periodo 2018-2024 la procura di Catanzaro ha generato risarcimenti per ingiusta detenzione, per una somma che in rete è quantificata in poco meno di ottanta milioni di euro.
Non si tratta di mettere in discussione il ruolo della magistratura, fondamentale in uno Stato di diritto, ma di porsi una domanda semplice.
Il successo della giustizia si misura dal numero degli arresti oppure dal numero di processi che portano a una condanna?
Perché quando un innocente perde mesi o anni della propria vita il problema non è soltanto il risarcimento che arriva dopo. Il vero problema è evitare che quell’errore si ripeta e che lo Stato debba continuare a sostenere il costo, umano ed economico, di processare innocenti.
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